LE CASE DI DON BOSCO
La comunità
CASALE MONFERRATO
Una comunità che, da più di un secolo, cammina con i giovani, gli adulti e le famiglie.

Da oltre un secolo la presenza salesiana nel territorio casalese rappresenta un punto di riferimento per intere generazioni di giovani, famiglie e cittadini, contribuendo profondamente allo sviluppo umano e sociale del quartiere Valentino e della città stessa.
Un po’ di storia
La presenza di don Bosco nel Monferrato casalese rappresenta il punto simbolico di partenza di questa storia. Nel 1861 il santo attraversò Casale Monferrato insieme a oltre cento ragazzi provenienti da Torino, diretti verso Mirabello. La città accolse don Bosco con entusiasmo grazie soprattutto all’amicizia del vescovo monsignor Luigi Nazari di Calabiana, che fu uno dei suoi primi sostenitori. All’epoca il Valentino era ancora una zona quasi completamente rurale, costituita da campi, cascine e poche strade sterrate. Non esisteva ancora la Basilica del Sacro Cuore che oggi caratterizza il quartiere, ma è bello pensare che don Bosco ne avesse già intuito la futura nascita.
Negli anni successivi la presenza salesiana a Casale si consolidò gradualmente. Don Bosco tornò infatti in città nel 1881, invitato dal vescovo Pietro Maria Ferré per far conoscere meglio le opere della Congregazione Salesiana, che nel frattempo stavano crescendo in tutto il Piemonte. In quel periodo erano già attivi il Collegio San Carlo di Borgo San Martino e il Collegio San Pio V di Penango. Tuttavia, la vera svolta avvenne alla fine dell’Ottocento quando venne affidato ai salesiani un piccolo spazio presso il Seminario vescovile per avviare l’oratorio festivo. Il primo salesiano stabile a Casale fu don Giovanni Battista Vallarino, che dedicò enormi energie all’animazione dei giovani.
All’inizio del Novecento emersero due figure decisive: don Ermenegildo Bianco e don Federico Emmanuel. Fu proprio a loro che venne affidato il progetto della futura opera del Valentino. Nel 1904 iniziarono i lavori delle prime due palazzine lungo il corso Valentino: una destinata all’abitazione dei salesiani e l’altra a cappella provvisoria. Il progetto prevedeva però qualcosa di molto più grande: la costruzione di una grande chiesa dedicata al Sacro Cuore. L’opera venne sostenuta economicamente da benefattori, dal vescovo Ludovico Gavotti e da importanti figure cittadine che vedevano nell’oratorio un’opera sociale fondamentale per il quartiere.
La costruzione della Basilica del Sacro Cuore rappresentò uno degli eventi più significativi della storia salesiana casalese. La prima pietra venne posata ufficialmente nel 1911 alla presenza di autorità religiose e civili. La storia attribuisce a don Bianco una sorta di intuizione profetica: anni prima aveva gettato una medaglietta di Maria Ausiliatrice proprio nel terreno dove poi sarebbe sorta la chiesa, affidando simbolicamente il progetto alla Madonna. Dopo anni di lavori e difficoltà economiche, l’edificio venne finalmente benedetto nel 1922 in occasione del Congresso Nazionale del Sacro Cuore.
Negli anni Venti e Trenta il Valentino conobbe una forte espansione. Venne costruita l’ala sud destinata all’“Aspirantato”, cioè un centro vocazionale per giovani interessati alla vita religiosa. In questo periodo arrivò a Casale don Michele Gregorio, figura centrale per la crescita spirituale, culturale e organizzativa della comunità. Don Gregorio promosse numerose iniziative dell’Azione Cattolica, fondò gruppi parrocchiali e sviluppò attività teatrali e musicali. A lui si deve anche la composizione del celebre canto “Giù dai colli”, divenuto nel 1929 l’inno ufficiale della beatificazione di don Bosco. Questo episodio mostra come il Valentino non fosse soltanto un centro religioso locale, ma un ambiente profondamente inserito nella più ampia tradizione salesiana italiana.
Parallelamente si sviluppò anche la Cripta dei Caduti di tutte le guerre, luogo fortemente simbolico dedicato alla memoria dei soldati monferrini morti nei conflitti mondiali. La cripta raccoglie migliaia di nomi e testimonia il legame stretto tra la comunità salesiana e la storia civile del territorio. Non si trattava soltanto di uno spazio religioso, ma di un vero luogo di memoria collettiva per l’intera popolazione casalese.
Una comunità al passo con i tempi
Dopo la Seconda guerra mondiale l’opera salesiana entrò in una nuova fase. Nel 1946 il Valentino venne ufficialmente eretto a parrocchia, segnando un passaggio importante nella sua istituzionalizzazione religiosa e pastorale. In quegli anni il quartiere iniziò a urbanizzarsi rapidamente: nuove case, industrie e famiglie trasformarono profondamente quella che un tempo era una zona periferica e agricola. I salesiani accompagnarono questa trasformazione offrendo spazi educativi, aggregativi e spirituali ai nuovi abitanti del quartiere.
Una dimensione fondamentale della vita dell’oratorio fu sempre quella sportiva. Il calcio, in particolare, occupò un ruolo centrale. Molti giovani frequentatori del Valentino entrarono persino nella storica squadra del Casale campione d’Italia nel 1914. Negli anni successivi nacque l’Unione Sportiva Aurora, che coinvolse centinaia di ragazzi nei campionati cittadini e provinciali, e che ha avuto una rinascita proprio negli ultimi anni favorendo ad oggi il coinvolgimento di un centinaio di atleti. Lo sport continua ad essere interpretato secondo la pedagogia salesiana come strumento educativo: attraverso il gioco i giovani imparavano e tutt’ora allenano disciplina, collaborazione e senso di comunità.
Negli anni Cinquanta e Sessanta emerse un’altra iniziativa decisiva: la Scuola Professionale salesiana articolata in indirizzi per disegnatori meccanici e analisti chimici. Il successo fu enorme: centinaia di studenti frequentarono i corsi e molte aziende iniziarono a richiedere direttamente i diplomati salesiani. La scuola ottenne rapidamente il riconoscimento ufficiale dal Ministero della Pubblica Istruzione, diventando una delle realtà formative più importanti del territorio.
Accanto alla formazione tecnica continuò a svilupparsi la tradizione teatrale dell’oratorio. La filodrammatica rappresentò per decenni uno spazio privilegiato di espressione giovanile, partecipazione e creatività. Ragazzi e adulti collaboravano nella preparazione di spettacoli e rappresentazioni, trasformando il teatro in uno strumento educativo coerente con il metodo salesiano. Più di recente la compagnia “Frutti di Bosco” ha coinvolto un buon numero di ragazzi e giovani nell’allestimento e messa in scena di apprezzatissimi musical e spettacoli.
Negli anni Novanta il Valentino si trovò ad affrontare nuove emergenze sociali. Durante l’arrivo dei profughi albanesi nel 1991, l’oratorio organizzò reti di aiuto, corsi di lingua italiana e attività di integrazione. Alcuni giovani vennero ospitati temporaneamente negli spazi salesiani. Questo episodio evidenzia la continuità della missione sociale salesiana: accanto all’educazione dei giovani del quartiere, l’oratorio si fece carico anche delle nuove forme di marginalità e povertà emergenti.
Comunità minori: una scommessa vinta
Un momento particolarmente importante fu la nascita della Comunità Harambée nel 1996. Il progetto nacque dall’intuizione di alcuni giovani educatori e salesiani che desideravano creare una struttura dedicata ai minori in situazione di disagio familiare e sociale. Harambée – parola africana che significa “tutti insieme” – divenne una comunità educativa residenziale ispirata al Sistema Preventivo di don Bosco. La struttura divenne accoglienza per ragazzi e ragazze, italiani e stranieri offrendo un ambiente familiare, supporto educativo e percorsi di crescita personale. Nel tempo Harambée si è adattata ai nuovi bisogni sociali, ampliando i propri servizi e rafforzando il proprio ruolo nel territorio: un “gruppo appartamento” che accoglie minori stranieri non accompagnati, un centro diurno educativo, diversi progetti “Over 18” per proseguire l’accompagnamento dei ragazzi che escono dalle comunità.
Storia che continua a rinnovarsi
Nel nuovo millennio l’oratorio ha continuato a rinnovarsi attraverso nuove strutture sportive, campi sintetici e spazi polifunzionali coperti, ben sapendo che la vera identità dell’oratorio non dipende dagli edifici, ma dalle relazioni umane: da qui l’impegno quotidiano e costante per far sì che l’oratorio resti un “cantiere aperto”, capace di adattarsi ai bisogni delle nuove generazioni mantenendo vivo lo spirito di don Bosco.
Il catechismo, i gruppi giovanili, le attività missionarie e della Caritas, il coro, il calcio, il centro estivo e il volontariato degli adulti sono altri ambiti che coinvolgono centinaia di persone, offrendo un ambiente nel quale ciascuno può sentirsi accolto come in una grande famiglia, trovare il suo spazio e regalare un po’ di tempo alla comunità. La Basilica del Sacro Cuore resta un punto di riferimento per molti della città e dei paesi del Monferrato.
Si cerca di essere una comunità che cammina con i giovani, gli adulti e le famiglie.
Insieme ai Salesiani consacrati, un buon gruppo di Salesiani Cooperatori svolge un ruolo fondamentale, rappresentando spesso dei punti di riferimento per i diversi gruppi presenti nell’Opera e testimoniando il carisma di don Bosco nella vita quotidiana, nella famiglia, nel lavoro e nella società civile.
Il cortile resta il luogo privilegiato per l’incontro “informale”, la parolina all’orecchio e lo spazio per intessere relazioni basate sulla fiducia: grazie alla presenza quotidiana di un’équipe educativa è possibile dedicare attenzione ai giovani più fragili, ai ragazzi “delle periferie” e a quelli provenienti da varie parti del mondo, in continuità con la tradizione educativa salesiana fondata sull’accoglienza e sulla prevenzione.
Grande importanza in questo senso assumono le attività strutturate come il centro estivo, frequentato da molti bambini e ragazzi, e il doposcuola durante l’anno scolastico. Quest’ultimo è frequentato da ragazzi delle medie segnalati dalla scuola stessa o dai Servizi Sociali: all’impegno di educatori e volontari si affianca il valore aggiunto dell’Oratorio dove l’intervento educativo prosegue tra una partita di pallavolo e la merenda insieme.
Alleanze educative al centro
Creare alleanze educative è stata ed è una priorità di questi anni. Con pazienza si sono allargate le collaborazioni nel territorio che hanno portato a redigere un Patto educativo della comunità cittadina. Sono state condivise con i diversi attori del territorio alcune linee progettuali: l’attenzione alla dispersione scolastica, il rapporto tra scuola e extra scuola, il rapporto con le famiglie. Il progetto “Tu come stai?” finanziato dalla Fondazione “Con i bambini” è diventato il motore di una comunità territoriale attenta ai più fragili, soprattutto agli adolescenti che rischiano la chiusura in se stessi, il ritiro sociale.

















