BS Luglio/Agosto
2024

IL LORO RICORDO È BENEDIZIONE

ANS

Carlo Di Cicco

Giornalista, Vicedirettore de L’Osservatore Romano e collaboratore dell’ANS e del Bollettino Salesiano

Si è spento lunedì 15 aprile 2024, a Roma, all’età di 79 anni, il giornalista Carlo Di Cicco. Professionista che può essere a buon diritto annoverato tra i comunicatori “della e per la pace”, e del sociale, da sempre vicino alla spiritualità salesiana – essendo stato lui stesso professo per un periodo – lavorò prima all’agenzia Asca (Agenzia di Stampa Cattolica Associata) e poi a L’Osservatore Romano, dove divenne Vicedirettore, ruolo in cui venne fortemente voluto dal Cardinale Tarcisio Bertone. È stato per anni, inoltre, uno stretto collaboratore dell’Agenzia iNfo Salesiana (ANS) e anche del Bollettino Salesiano.

Schivo e riservato, ma preparatissimo e dalle profonde convinzioni etiche e sociali “senza se e senza ma”. Insomma, “un giornalista di altri tempi”, si potrebbe dire oggi. Così lo ricordano colleghi e quanti lo hanno conosciuto in questi quasi 50 anni di attività giornalistica.

Nato in campagna, a Valleluce, in provincia di Frosinone, il 9 luglio 1944, era un uomo concreto e che badava all’essenza delle cose: veniva dalla campagna e aveva anche badato alle pecore da piccolo. Si trasferì giovanissimo nei “borghetti” alla periferia della città di Roma. Forse qui, tra quelli che Papa Francesco ha definito gli “scarti” ignorati da una società che non ama “le periferie”, sviluppò ancor di più la sua sensibilità sociale.

La sua è stata una vita passata da cronista sociale e vaticano all’agenzia Asca, che contribuì a lanciare e per la quale svolse anche un importante lavoro sindacale nel Comitato di Redazione. E insieme c’era l’impegno per un giornalismo che, insieme a tanti altri settori della società italiana, ancora aveva il sogno e l’ambizione di cambiare la società. È in questa dimensione che va sempre inquadrato, con testardaggine e poco margine ai compromessi, il suo impegno professionale che lo portò fino a diventare redattore capo all’Asca.

L’ultima sua battaglia nella agenzia per la quale spese buona parte della sua vita fu di creare una redazione “Sociale” in cui credette con totale impegno, tanto da introdurre, per la prima volta in Italia, la figura del redattore sociale. Che assicurasse un flusso quotidiano e continuo di notizie su fatti e politiche che riguardassero le realtà marginali della società, il volontariato e il terzo settore, argomenti quali le droghe, il carcere, la salute negata e poi i migranti e le disabilità. Insomma, tutte quelle che, soprattutto in quegli anni, erano considerate “non-notizie” con fasce di popolazione che non servivano né al consenso, né all’economia.

In questo percorso si inserisce anche l’impegno di Di Cicco per la pace: fermamente pacifista, passò anche un breve periodo in carcere essendosi rifiutato di svolgere il servizio militare nell’epoca in cui ciò costituiva appunto reato. Amico del Movimento “Pax Christi”, militante di questa realtà associativa, per 10 anni ne fu direttore del Bollettino nazionale, e fu amico di vescovi impegnati quali monsignor Tonino Bello e monsignor Luigi Bettazzi.

La sua professionalità ebbe una sorta di conferma con la chiamata, nell’ultima fase della sua vita, oltretevere, quale Vicedirettore de L’Osservatore Romano, che contribuì a guidare negli anni del pontificato di Papa Ratzinger. Fu lo stesso pontefice tedesco a chiamarlo perché positivamente colpito da un suo argomentatissimo libro: “Ratzinger. Benedetto XVI e le conseguenze dell’amore” del maggio 2006, (per le Edizioni Memori) nel quale – controcorrente – descriveva un pontefice dai tratti e dagli indirizzi completamente differenti da quelli presentati dalla stampa in quegli anni. Una lettura “altra” e del tutto inedita che colpì i vertici Vaticani per l’acutezza delle analisi oltre gli schemi ormai cuciti addosso a quello che fu subito bollato come “il Pastore tedesco”.

A L’Osservatore Romano Di Cicco portò soprattutto il forte senso del lavoro, della dignità preziosa della professione giornalistica e la spinta ad avere l’occhio sempre orientato ai più poveri e ai più bisognosi, ai migranti in primo luogo. Allo stesso tempo non mancò di fare sentire l’attenzione del giornale della Santa Sede alle comunità dei religiosi e delle religiose.

Collaborò con numerose testate giornalistiche, quotidiane e perio­diche, e con riviste specializzate. Avviò e curò la parte giornalistica “Vidimus Dominum”, il primo quotidiano internazionale online sulla vita consacrata.

Per l’Agenzia iNfo Salesiana è stato uno stretto e valido collaboratore proprio negli anni in cui la Congregazione decideva di rilanciarla. “Fu un dono gratuito del Cielo – lo ha ricordato il salesiano don Carlos Garulo, già Coordinatore dell’ANS negli anni ’90 del secolo scorso –. Venni chiamato per riorganizzare la comunicazione della Congregazione e avendo poca conoscenza dell’italiano contattai per un aiuto un redattore della rivista Jesus. Questi non poteva, ma mi indicò Di Cicco, e fu una benedizione”.

Dopo una telefonata e un primo incontro, Di Cicco si appassionò al progetto dell’ANS. “Veniva una volta alla settimana, per impostare insieme il tipo di comunicazione che volevamo realizzare – continua il salesiano –. Stringemmo un rapporto vitale. E fu davvero importante: tante cose io non le avrei mai fatte, avevo una formazione più aziendale, lui portò la sua formazione giornalistica”.

“Ringrazio il Signore di averlo incontrato” conclude infine don Garulo.

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