FMA
Monica Sana
Cammini di Speranza
Sulle orme di Maria Domenica Mazzarello

Arrivare per la prima volta oppure ritornare a Mornese è, per ogni fma e per ogni membro della Famiglia Salesiana ritornare alle proprie origini carismatiche.
Mornese fu il luogo testimone dello svolgersi della vita di Maria Domenica Mazzarello per 42 anni. Per Main, Mornese fu una porta aperta, che allargò il cuore agli orizzonti del mondo.
A Mornese è nato un progetto di Dio che raggiunge oggi i 5 continenti: l’Istituto delle fma. A questo riguardo è molto significativa la lettera scritta da don Costamagna in viaggio verso l’America: «È così piccolo codesto paese, è un nonnulla codesta casa, eppure per noi è un gran che, per noi è ancora il centro attorno a cui si raggiran le ruote della nostra vita raminga» (don Giacomo Costamagna).
MORNESE: un piccolo paese dagli orizzonti ampi
Mornese è un piccolo comune delle colline dell’alto Monferrato, in provincia di Alessandria, al confine tra la Liguria e il Piemonte, fra due centri di maggiore entità: il comune di Gavi e quello di Ovada.
Attualmente è un piccolo centro agricolo, con scarsi mezzi di comunicazione. Gli abitanti, circa 700, vivono del lavoro dei campi e lavori nelle città di Ovada e dintorni.
L’ambiente sociale è quello tipico delle campagne monferrine, in cui la gente guarda con realismo la vita, crede nel valore dell’onestà, del lavoro, del sacrificio imposto da una terra rude e forte.
MAZZARELLI
I Mazzarelli (una zona di Mornese) sono tre piccoli insediamenti che prendono nome dai loro abitanti, e si chiamano: “Mazzarelli di qua”, “Mazzarelli di mezzo” e “Mazzarelli di là”.
Casa Natia
Domenico Mazzarello, nonno di Maria Domenica, il 1º febbraio del 1826 comprò una casa nella frazione dei “Mazzarelli di qua” per tutta la sua famiglia, formata da sette figli. Il secondogenito Giuseppe fu il padre di Maria.
Il 9 maggio 1837 nasce Maria Domenica; viene battezzata lo stesso giorno nella Chiesa parrocchiale San Silvestro di Mornese. I suoi genitori sono solleciti, attenti e piuttosto esigenti nell’educazione dei figli. Ai Mazzarelli trascorre la sua fanciullezza, in un contesto familiare numeroso, di stile patriarcale, composto dalla nonna paterna, dai genitori, dagli zii, dai fratelli e dai cugini. Vive relazioni serene che la aiutano a crescere nella capacità di dialogo, a costruire la sua personalità, idee e sentimenti.
Ai Mazzarelli, Maria Domenica rimane con la famiglia fino alla fine del 1848 o agli inizi del 1849 quando la famiglia, poiché gli spazi in casa diventano già insufficienti, si trasferisce alla Cascina della Valponasca.
Ritorna in questa stessa casa nel 1860 per curare i parenti ammalati di tifo. In questa occasione si contagia e si ammala gravemente rimanendo a letto dal 15 agosto al 7 ottobre dello stesso anno.
Questa casa racchiude un messaggio significativo ed incisivo per chi la visita: I tre “SÌ” dei Mazzarelli:
✦ Il “sì” alla vita: qui Maria Domenica nacque ed accolse la chiamata all’esistenza.
✦ Il “sì” alla fede: qui Maria Domenica si aprì alla vita cristiana e la fece gradualmente sua.
✦ Il “sì” alla sofferenza: qui Maria Domenica ritornò per assistere i parenti malati di tifo. Il suo “sì” ad assistere i parenti malati fu una risposta cosciente di fede e una risposta matura di amore.
Chiesetta di Maria Ausiliatrice
Non molto distante dalla casa natia di Main, per compiere un voto fatto durante l’epidemia del colera scoppiata tra il 1835 e il 1836, gli abitanti della frazione dei Mazzarelli iniziarono a costruire una chiesetta nel 1837. Il 24 maggio 1843 venne benedetta dedicandola ai santi martiri Lorenzo e Stefano e a Maria Aiuto dei Cristiani. Maria Domenica aveva sei anni e senza dubbio, con la sua famiglia partecipa alle funzioni religiose, soprattutto ai rosari nei mesi di maggio. La sua vita si apriva all’ombra della chiesetta dedicata a Maria Ausiliatrice.
La chiesetta, costruita con poveri mezzi, dopo alcuni decenni crollò e rimase in piedi soltanto l’abside con la sua volta ad arco. In seguito venne ricostruita la cappella.
Il 24 gennaio 1864 il reverendo don Antonio Suraci invitò tutti i fedeli della frazione ‘Mazzarelli’ a collaborare per la ricostruzione della Chiesetta.
Nel 1964, l’anno centenario del primo incontro di don Bosco e Maria Domenica Mazzarello, le fma con l’aiuto della gente della borgata, restaurano la Chiesetta, riportandola alle proporzioni e alle linee architettoniche primitive
Santuario dedicato a Santa Maria Domenica Mazzarello
Tra la casa natia e la chiesetta ai Mazzarelli, sorge ora anche il Tempio dedicato a Maria Domenica Mazzarello. Voluto dalle fma in occasione del centenario della fondazione dell’Istituto e costruito grazie alla collaborazione delle exallieve presenti in 57 nazioni, fu consacrato il 4 agosto 1972. Per l’occasione, la popolazione vide tornare a Mornese proprio lei, Maria Mazzarello nell’urna che conserva il suo corpo.
VALPONASCA
Quando la famiglia si trasferisce alla Valponasca, Maria Domenica ha 11 anni e lì trascorre il periodo della sua adolescenza e gioventù. Vi rimane con la famiglia fino al 1858.
La Valponasca era una costruzione rurale di vecchia data. Sorgeva solitaria nella campagna a nord di Mornese e distava un’ora circa di cammino a piedi dall’abitato, attraverso monticelli e alture dai fianchi irregolari, cosparsi di vigneti. Non era grande, ma sufficiente ai bisogni familiari. In alto, sotto il tetto spiovente, vi erano la soffitta e il solaio, con una finestrella che guardava in direzione del paese e che avrebbe avuto un ruolo singolare nella storia di Maria Domenica.
Tutte le mattine prima dell’alba, dopo esser andata al pozzo a prendere l’acqua per i bisogni della famiglia, percorre il sentiero che dalla casa scende la collina ed attraversa i vigneti e conduce alla Parrocchia per partecipare dell’eucaristia. In questo tempo inizia un apostolato parrocchiale molto concreto tra le giovani e le madri del paese, una forte esperienza all’interno del gruppo della Pia Unione delle Figlie di Maria Immacolata.
Il periodo della Valponasca è il tempo in cui Maria Domenica elabora e rafforza il suo carattere, si apre a Dio con consapevolezza, decide di consegnarsi nella libertà e nell’amore mediante il voto di verginità e consacrazione per sempre al Signore. La presenza eucaristica di Gesù è la sua forza e la sua gioia. Come Gesù cercava il tempo per stare solo con il Padre, così anche Maria Domenica cerca continuamente uno spazio d’incontro con il suo Dio.
Alla sera, dopo il duro lavoro dei campi, si accosta alla finestrella da cui può vedere la chiesa parrocchiale di Mornese. Era il suo luogo del tu per tu con Gesù. Quando la mamma si accorse delle “fughe serali”, tutta la famiglia si radunava lì per la preghiera della sera.
LA PARROCCHIA DI MORNESE
Il primo insediamento e centro religioso fu la chiesa campestre di Collina San Silvestro (oggi non esiste più).
L’attuale Chiesa parrocchiale, dedicata a san Silvestro, è un complesso architettonico sviluppatosi su questo colle a partire dal ’400.
In questa Chiesa Maria Domenica fu battezzata, fece la prima Confessione e Comunione e frequentò quotidianamente la Messa.
Del tempo di Maria Domenica troviamo la Vergine del Suffragio, la statua della Madonna del Rosario (ella fece parte della Compagnia del Rosario a partire dal 1848) e il Crocifisso dell’Altare.
La parrocchia è anche testimone dell’azione apostolica di don Domenico Pestarino, direttore spirituale di Maria Domenica per 27 anni. Egli collaborò attivamente, con il parroco di Mornese, al rinnovamento della vita cristiana promuovendo una intensa vita sacramentale. Si preoccupò dell’istruzione religiosa soprattutto dei fanciulli e dell’educazione della gioventù. Suscitò e incoraggiò varie forme di associazionismo.
CASE E LUOGHI SIGNIFICATIVI nella vita di Maria Domenica Mazzarello
La casa di Via Valgelata, oggi via Ferrettino
Nel 1858, dopo aver subìto un grave furto alla Valponasca, la famiglia decise di trasferirsi a Mornese, senza lasciare il lavoro dei campi e prese casa in Via Valgelata, non lontano dalla parrocchia. Quando il padre di Maria Domenica acquistò questa casa lei aveva 21 anni. Nel 1860, contrasse il tifo durante l’assistenza ai parenti gravemente colpiti dall’epidemia del tifo ai Mazzarelli, e per quasi due mesi lottò tra la vita e la morte.
La prima volta in cui si recò in parrocchia durante la convalescenza disse al Signore: “Oh, Signore! Se mi date ancora un po’ di vita, fate che io sia dimenticata affatto da tutti. Io sono contenta di essere ricordata solo da voi” (Cron I, 93).
Questa casa fu per Maria Domenica, l’ultima casa con la famiglia prima di stabilirsi nella Casa dell’Immacolata nel 1867.
Il Sentiero degli orti
Si trova tra la Casa dell’Immacolata e la Chiesa parrocchiale e porta direttamente agli orti e ai vigneti.
Durante la convalescenza della malattia, Maria sente con maggior insistenza e chiarezza la chiamata alla missione educativa. Un mattino, uscendo dalla Chiesa, condivide con l’amica il suo progetto: “Senti, Petronilla, mi pare proprio che il Signore voglia che noi due ci occupiamo delle ragazze di Mornese…” (Cron I, 97).
Continua nel prossimo numero

















