IN PRIMA LINEA
C.M. Paul
BENGALA
Un'eredità di compassione
La missione tra i lebbrosi nel Bengala Occidentale.
Kolkata, 18 Giugno 2025. Sulle orme di Madre Teresa di Calcutta e di illustri missionari salesiani italiani in Asia – tra cui don Aurelio Maschio a Mumbai, Orfeo Mantovani a Chennai, don Nicosia Gaetano in Cina e don Antonio Alessi della Fondazione Fratelli Dimenticati – un salesiano indiano ha raccolto l’eredità del servizio ai più emarginati.
Don Mathew George, salesiano dell’ispettoria di Calcutta ed ex docente di Teologia Dogmatica presso il Sacred Heart Theological College di Shillong, ha avviato una missione dedicata ai pazienti affetti da lebbra nel Bengala Occidentale. Il suo impegno giunge in un momento significativo: nel febbraio 2026, la Salesian India celebrerà il centenario della sua ispettoria madre, Calcutta.
Nel cuore rurale del Bengala Occidentale, la missione Don Bosco HRD di Dhobasole celebra il primo anniversario del proprio impegno umanitario a favore dei malati di lebbra e delle loro famiglie. È un anno segnato da gesti concreti di compassione, ascolto e riscatto sociale.
Il servizio si concentra presso l’Ospedale Governativo della Lebbra di Bankura, situato nel villaggio di Anchuri, vicino alla stazione ferroviaria locale. Nonostante la lebbra sia ufficialmente considerata eradicata, migliaia di persone continuano a combatterne gli effetti – soprattutto nelle aree più svantaggiate dell’India. L’ospedale, con i suoi 500 letti distribuiti su dieci padiglioni, offre cure mediche gratuite, vitto e alloggio, ma i pazienti restano spesso vittime di uno stigma sociale ancora radicato.
Durante una visita avvenuta lo scorso anno, il team della Don Bosco HRD Mission ha evidenziato gravi carenze materiali: mancavano armadietti personali, ausili per la mobilità e attrezzature mediche basilari. Grazie al dialogo con i responsabili sanitari, è stato possibile avviare un piano di sostegno diretto.
Come racconta il direttore della missione, Dr. Mathew George: “Abbiamo fornito 500 armadietti, 50 sedie a rotelle, 20 tricicli e 50 paia di stampelle. Piccoli strumenti, ma capaci di restituire dignità e autonomia.”
Il vicedirettore, padre Manoj Jose, ha coordinato la distribuzione di 105 apparecchi acustici, 120 ombrelloni e altrettanti ventilatori a soffitto. Inoltre, nuovi strumenti diagnostici – come elettrocardiografi, sfigmomanometri, stetoscopi e glucometri – sono stati consegnati ai medici.
A sostenere concretamente queste iniziative è stata Petra Theiner (Sudtirolo) dell’associazione Hoffnung auf einen Besseren Morgen. Durante una recente visita a marzo 2025, ha donato due risciò elettrici per il trasporto interno e due lavatrici industriali, oltre a materassi, sgabelli, stoviglie, saponi, abiti e beni per l’igiene personale.
Voci dalla sofferenza e dalla speranza
Tra i pazienti incontriamo Keshav, 47 anni, abbandonato dalla sua famiglia dopo la diagnosi: “Mia moglie e i miei figli si sono rifiutati perfino di guardarmi. Ma qui mi sento ancora una persona.”
Meena, salvata dalla strada da un’assistente sociale, spera in una nuova vita: “Guariamo nel corpo, ma lo stigma ci resta sulla pelle.”
C’è anche Rambhai, ex insegnante di scuola, che ha perso tutto: “Una volta salutato da tutti, oggi nessuno incrocia più il mio sguardo.”
E Sarla, madre di due figli, respinta in una stazione ferroviaria: “Mi coprivo le mani per non spaventare chi mi incontrava. Ora sto guarendo, anche nell’anima.”
Villaggi di rinascita: Pierdoba, Garbheta, Bishnupur
Il reinserimento dei guariti è difficile. Per questo lo Stato ha istituito tre villaggi satelliti. Qui Don Bosco HRD Mission offre razioni alimentari agli anziani, visite mediche, case per senzatetto, corsi di recupero scolastico e cucito, ed ha costruito un centro comunitario a Pierdoba.
Gopal, ex falegname, ha ritrovato uno scopo: “Non pensavo di stringere di nuovo un martello.”
Anita si è reinventata sarta: “Questa macchina da cucire è il mio futuro.”
A Garbheta, l’anziano Arun non chiede più l’elemosina: “Ora ho un tetto, non solo un telo.”
Tumpa, vedova: “Nessuna scuola accetta i miei nipoti… ma ho ritrovato speranza.”
A Bishnupur, Shyam ora ha una casa vera. Kamala, prima mendicante, riceve pasti regolari: “Per la prima volta mi sento vista.”
Un anno di servizio: la promessa continua
Nel suo primo anno, la missione Don Bosco HRD Mission Dhobasole ha intrecciato cura medica, dignità e rinascita emotiva. Le ferite del corpo guariscono, ma è nel rispetto ritrovato che si misura il vero impatto. In un mondo che dimentica gli ultimi, la solidarietà può ancora illuminare i margini.
Sulle orme di don Bosco, verso un domani più giusto.
La missione Don Bosco HRD Dhobasole testimonia che la carità non è soltanto assistenza, ma trasformazione. In un’India che cambia, accanto a ferite antiche, il sogno salesiano continua a plasmare speranza e giustizia.
Questo primo anno è solo l’inizio. Là dove il dolore chiede ascolto e dignità, la presenza salesiana, sostenuta da cuori generosi in India e in Europa, continuerà a trasformare ferite in racconti di riscatto.
















