BS Marzo
2024

SANTI DI FAMIGLIA

TERESIO BOSCO

Beato don Augusto CZARTORYSKI

II principe polacco che si fece salesiano.

Dal 31 gennaio al 31 maggio 1883, don Bosco (68 anni) viaggia sfinito per la Francia chiedendo l’elemosina. Il 18 maggio accetta l’invito della nobile famiglia polacca Czartoryski, e celebra Messa nel loro palazzo parigino, l’Hotel Lambert. Gli servono Messa il capo famiglia principe Ladislao (55 anni) e il primogenito Augusto (25 anni). Al termine, Augusto gli chiede un colloquio privato. Don Bosco guarda quel giovane principe alto e sottile come una palma, e gli dice strane parole: «Da lungo tempo desideravo far conoscenza con lei, principe».

A Valdocco, don Bosco sovente saluta i suoi con frasi scherzose: «Buon giorno, marchese!». «Come sta, signor conte?». Ma questa volta non scherza. Sa che il giovane uomo che gli sta davanti è un principe vero, discendente da una delle due famiglie più antiche e più nobili della Polonia. Un giorno potrebbe diventare il sovrano della gente polacca. Ma sa anche che Dio ha dei disegni misteriosi su questa persona.

La famiglia Czartoryski

Dopo la morte del re polacco Giovanni Sobiesky (1696), che aveva sconfitto i turchi nella celebre battaglia di Vienna, le due famiglie più potenti, custodi delle antiche istituzioni della patria, furono i Czartoryski e i Potocki. Adam Jerzy Czartoryski (Varsavia 1770 – Francia 1862) nonno di Augusto, fu il più celebre uomo di stato della famiglia. Dovette assistere giovanissimo alla seconda spartizione della Polonia (1793) e alla sua cancellazione dalla carta geografica europea (1795). Sebbene contrario a una guerra contro la Russia, fu coinvolto nell’insurrezione del 1830, quando fu eletto capo del Governo provvisorio. Fallita l’insurrezione, fu condannato a morte dai Russi e fuggì in esilio a Parigi. E Hotel Lambert, sulle rive della Senna, divenne la sede della famiglia e il centro dell’attività politica dei polacchi in esilio. Adam mantenne ambasciatori a Costantinopoli, Roma, Londra e in altre capitali europee.

Ladislao Czartoryski (1828-1894), secondo figlio di Adam e padre di Augusto, si dedicò alla fondazione di scuole per esuli polacchi. Nel 1855 sposò la principessa Maria Amparo Munoz di Vista Alegre, figlia della regina di Spagna Cristina di Borbone. Questa donna esile, dalla salute molto fragile e dalla dolce faccia di bambina, il 2 agosto 1858 divenne mamma dell’erede dei Czartoryski, che fu gravato da una gloriosa serie di nomi delle illustri casate paterna e materna: Augusto, Francesco, Maria, Anna, Giuseppe e Gaetano.

Nell’agosto del 1864 la tubercolosi si portò via la principessa Maria Amparo, e Augusto rimase senza mamma. Quella donna dolcissima, di cui Augusto sentirà la mancanza per tutta la vita, gli lasciò un’eredità regale, ma anche la fragilità di salute e l’inclinazione a quella malattia, la tisi, che in quegli anni falcidiava inesorabile le case dei poveri e le case dei re. E gli lasciò anche una qualità rara: il distacco dalle cose. La mamma prima, il figlio poi, le guardarono sempre come se vi vedessero dentro l’incapacità di farli felici.

Alla ricerca della salute perduta

Mentre i resti mortali della mamma vengono portati a Sieniawa dove i Czartoryski hanno il mausoleo di famiglia, papà Ladislao guarda con apprensione il figlio che ha una tosse secca e persistente. Da questo momento, tutta la vita di Augusto sarà un inseguimento faticoso della buona salute che non verrà mai. Lo mandano a cercarla nell’aria fine della montagna, in quella calda delle regioni marine, la inseguirà fin sulle spiagge desertiche dell’Africa. I suoi studi, che alternano la lingua polacca a quella francese, si svolgono in luoghi diversissimi: a Pau sui Pirenei, a Roma, a Montpellier, nella terra natia di Polonia.

La prima Comunione la fa nella cripta della chiesa parrocchiale di Sieniawa, dove riposano gli avi illustri e la mamma. La festa grande che fanno intorno dà fastidio ad Augusto. Ha 13 anni, e lo dice a Blotnicki, l’anziano signore che l’accompagna dovunque per ordine del padre: «Non potrebbero lasciarmi in pace almeno in questo giorno, io e il Signore?».

Nel 1874, a 16 anni, è alto e sottile come una spada, e la tosse è sempre lì, ora smette ora torna, a dirgli che anche per i principi la vita è cosa fragile.

Papà gli mette accanto (al posto dell’ormai troppo anziano Blotnicki) un lituano-polacco, Raffaele Kalinowski, che per la fedeltà alla sua patria ha fatto dieci anni di lavoro forzato in Siberia, dov’è stato l’angelo consolatore di tanti martiri. È così profondamente cristiano, che i deportati pregavano: «Per le preghiere di Kalinowski, liberaci o Signore». Stanno tre anni insieme, Augusto e il lituano-polacco. Poi Kalinowski entra nel monastero dei Carmelitani di Cracovia. Oggi lo veneriamo come santo.

Augusto ha letto con lui le biografie di un principe italiano e di un nobile polacco, Luigi Gonzaga e Stanislao Kostka, che hanno preferito la santità alla nobiltà. È da quando Kalinowski entra nel monastero, che Augusto comincia a pensare seriamente a lasciare tutto per Dio.

Il re di Spagna, cugino di Augusto, lo invita a respirare l’aria sana del golfo di Biscaglia. Augusto vi trascorre l’estate. L’inverno va a trascorrerlo a Davos, nell’aria frizzante delle montagne svizzere. Poi ancora all’inseguimento della salute a Napoli, a Capri, sulle balze di Assisi dove pensa più a Francesco che agli ordini dei medici. E ancora in Sicilia, in Normandia. Poi i medici consigliano l’Africa; ai bordi del Sahara Augusto incontra Lavigerie, l’apostolo dei neri.

1879: Augusto ha raggiunto l’età maggiorenne, e riceve in consegna il patrimonio di famiglia. Lo considera solo un gesto, poiché papà continuerà ad amministrare tutto come prima, e poiché dal secondo matrimonio con la principessa Margherita d’Orléans, a papà sono nati altri due figli, molto più sani di lui, e quindi adatti a ricevere l’eredità e le glorie di famiglia.

Nel 1883 l’incontro con don Bosco. Per il principe Ladislao è l’occasione di parlare con il fondatore dei salesiani di scuole da aprire nelle terre polacche attorno a Cracovia, occupate dall’Austria.

Augusto gli parla anche del suo avvenire: non si sente chiamato al matrimonio, a cui lo spinge il padre. Pensa al convento dei Carmelitani, dov’è Kalinowski, o a un’altra famiglia religiosa dove dedicarsi tutto a Dio. Don Bosco non gli dà una risposta netta. Lo consiglia di pensare e di pregare.

Da questo momento comincia tra Augusto e don Bosco un’assidua corrispondenza. Il condensato di tutte le lettere che partono da Torino per il principe si può racchiudere in queste parole scritte da don Bosco il 26 gennaio 1885: «Se il desiderio dello stato ecclesiastico è molto forte nell’anima del principe, sarebbe bene rinunziare all’amministrazione dei beni paterni. Se invece non è ancora definitivamente radicato, allora il principe farà molto bene adattandosi ai desideri del padre ed accettando l’ordinamento di tutte le successioni». In una parola Augusto, che ha ormai 27 anni, non deve aspettare che altri decida per lui su che cosa fare nella vita. Deve decidere lui, e affrontare tutte le conseguenze della sua decisione.

Dopo un periodo in cui Augusto tenta di fare l’amministratore dei beni di famiglia nelle terre polacche, matura la sua decisione: sarà sacerdote, si dedicherà a Dio e basta.

Venga lei a farsi salesiano

5 luglio 1886. I principi Ladislao e Augusto sono a Valdocco da don Bosco. Si parla dei bisogni della gioventù polacca e dell’inizio dell’opera salesiana in Polonia. Don Bosco dice: «Verremo, verremo anche da voi… appena avremo personale adatto». Allora don Francesia, presente al colloquio, dice con la sua maniera scanzonata ad Augusto: «Signor principe, venga lei a farsi salesiano. Don Bosco aprirà subito una casa in Polonia». Si sorride. Ma con ogni probabilità, questa frase è decisiva per l’orientamento di Augusto. Non pensa più ai Carmelitani né ai Gesuiti (dove sembra volerlo spingere don Bosco). Sarà salesiano. Don Bosco esita, ma Augusto supera ogni difficoltà ricorrendo al Papa. All’inizio del giugno 1887 è in udienza da Leone XIII, gli confida la sua decisione, l’opposizione di suo padre e le esitazioni di don Bosco. Il Papa gli dice: «Ritornate a Torino, presentatevi a don Bosco, portategli la benedizione del Papa. E gli direte essere desiderio del Papa che vi accetti fra i Salesiani. Siate perseverante e pregate».

Il 30 giugno 1887, dopo un distacco doloroso dal padre, Augusto è a Torino. Il 17 luglio inizia il suo aspirantato salesiano. Don Bosco, soddisfatto che la «decisione irrevocabile» sia stata finalmente presa, gli ha detto parole stupende: «Ebbene, mio caro principe, io la accetto. Fin d’ora Ella fa parte della nostra Pia Società e desidero che continui ad appartenervi fino alla morte. Il povero don Bosco morirà presto, e se il suo successore la volesse allontanare per qualunque motivo ed Ella non vorrà, basterà che dica che è volontà di don Bosco che Ella non se ne vada».

Il noviziato, Augusto lo inizia il 20 agosto dello stesso anno in Torino, sulla collina di Valsalice. Entrando, vede un cartello con tre parole: «Dio. Anima. Eternità». Quella sera commenta per scritto: «Eternità. Com’è potente questa parola. La si dovrebbe scrivere per ogni dove, sul frontespizio di ogni casa, sulla base di tutti i monumenti, sulla copertina di tutti i libri».

Il 31 gennaio 1888, prima che Augusto finisca il suo noviziato, don Bosco muore. I suoi resti mortali vengono tumulati proprio a Valsalice. Augusto passa ore in preghiera su quella tomba.

2 ottobre 1888. Il principe Augusto Czartoryski fa voto di povertà, castità, obbedienza e diventa salesiano. Quattro mesi prima ha firmato l’atto di rinuncia a tutti i suoi diritti di primogenito.

Da tempo, nelle terre polacche arriva il Bollettino Salesiano. La notizia che il giovane principe è diventato salesiano suscita interesse ed entusiasmo. Alcuni giovani, volendo imitarlo, vengono a Torino. Don Rua, successore di don Bosco, fa loro posto a Valsalice.

La vita spartana e il cibo semplice a cui Augusto si sottopone come ogni salesiano, nei primi tempi ridanno vigore alla sua salute. Può compiere gli studi di teologia, ed è ordinato sacerdote il 2 aprile 1892. Dice Messa per la sua famiglia il 3 maggio, festa nazionale polacca. Gli serve Messa il fratello Vitoldo. Il papà e la principessa Margherita ricevono la Comunione dalle sue mani.

Ma la malattia che ha portato alla tomba sua madre, torna inesorabile. Nell’autunno don Augusto è ad Alassio, in una villetta, con alcuni chierici polacchi che studiano teologia. Uno di essi annota: «Quando il vento soffia un po’ forte, il principe cammina barcollando».

La primavera del 1893 accende mille colori, ma non ne porta nessuno sulla faccia pallida del principe. Passa i pomeriggi pregando e fissando il mare. La morte arriva la sera dell’8 aprile. Ha 35 anni. La sua dolcissima mamma, quando morì, ne aveva solo 30.

Nel 1898 i primi Salesiani polacchi aprono la loro prima Casa a Oswiecim. Ora quei Salesiani sono un migliaio, e lavorano per i giovani in Polonia e in ogni parte del mondo.

Negli anni durissimi della seconda guerra mondiale, nella parrocchia salesiana di Cracovia un prete faceva scuola di latino a un giovane operaio che voleva diventare prete, Karol Wojtyla. Divenne prete, Vescovo e Papa, con il nome di Giovanni Paolo II ed è stato lui, nel gennaio 1979, a proclamare l’eroicità delle virtù del principe Augusto Czartoryski.

Fu beatificato il 25 aprile 2004.  

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