COME DON BOSCO

PINO PELLEGRINO

AUTOGRILL PER EDUCATORI - Autorevole, non autoritario

Tutti sognano una famiglia perfetta, unita e sorridente. La realtà è molto più caotica.
Se i genitori non sono Mary Poppins e neanche Super Tata che cosa possono fare? Tanta dolcezza, sperando che funzioni,
o un po’ di ottimi scapaccioni alla “qui comando io!”?

Il genitore patentato è autorevole, non autoritario. Autorevole è chi aiuta il figlio a maturare, a crescere. Lo dice la parola stessa che deriva dal verbo latino augeo, cioè aumento, faccio crescere, tiro su. Autoritario è colui che impone il suo punto di vista, chi schiaccia l’altro.

Sono autoritari, ad esempio, i genitori che esigono che il bambino resti per lungo tempo immobile a tavola; quelli che lo obbligano ad indossare abiti che lo soffocano…

È chiaro: l’autorevolezza è un valore, l’autoritarismo è un disvalore.

Come si diventa genitori autorevoli? Ebbene, ci pare che per essere tali si richiedono sette condizioni base.

  1. Mantenere le promesse

Chi fa promesse e poi non le mantiene, imbroglia. Ora, chi imbroglia perde la faccia, perde autorevolezza. Dunque è sempre meglio promettere poco, ma una volta promesso, dobbiamo mantenere l’impegno.

  1. Essere coerenti

Coloro che sono banderuole che cambiano opinione a seconda dello spirare del vento, non possono essere presi sul serio. Pensare, ad esempio, a quale autorevolezza può avere un insegnante che davanti agli alunni dice una cosa e davanti al dirigente un’altra!

  1. Non perdere troppe volte il controllo

Diciamo ‘troppe volte’, perché può succedere a tutti di perdere le staffe. È successo persino a Gesù quando ha cacciato con rabbia i mercanti dal Tempio di Gerusalemme (Mc 11,15-19): con tutto ciò non ha perso autorevolezza!

Passi, dunque, qualche sfuriata, ma l’uso dell’urlo come strumento educativo, no!

I genitori dall’urlo facile non possono avere autorevolezza in quanto il figlio può pensare che i comandi, i rimproveri dipendano dal loro umore, dalla loro digestione. Giustamente è stato detto che le urla sono le ragioni di coloro che hanno torto.

Insomma, più si alza la voce, più si abbassa la forza delle parole, più si abbassa l’autorevolezza.

  1. Ammettere d’aver sbagliato

L’ammissione dei propri sbagli, oltre a renderci più graditi ai figli, ci rende anche più credibili. Non può essere credibile un genitore, un educatore che dice di non sbagliare mai, di essere infallibile.

  1. Resistere alle provocazioni

Succede che il bambino metta alla prova i genitori. “Cambio mamma”; “Ho un papà cattivo”.

Queste frasi non rivelano i sentimenti veri del piccolo, ma hanno lo scopo di verificare quanto mamma e papà sono forti, autorevoli. È dunque da saggi non cedere.

Alla provocazione “cambio mamma”, la madre autorevole risponde: “Cambiala pure, ma io non cambierò mai te: ti voglio troppo bene!”.

  1. Essere sempre sinceri

Se facciamo credere al bambino di tre anni che la puntura della vaccinazione non fa male, con quale autorevolezza potremo, poi, dirgli che la marijuana, gli alcolici e marinare la scuola fanno male?

  1. Un gradino più alto del figlio

Questa è, forse, la condizione principale per avere autorevolezza. Chi si pone sullo stesso piano del figlio, chi vuole esserne l’amico, il camerata, non può avere autorità nei suoi confronti. I competenti dicono che il cameratismo è un errore addirittura più grave dello stesso autoritarismo. Il cameratismo non può formare grandi personalità. Non si può crescere se non si vedono persone più ‘alte’ di noi.         

Sconfiggete la sindrome da tutti gli altri

Un esempio:

Vostro figlio dice…

Non replicate…

Rispondete…

“Le altre mamme permettono ai figli di guardare la TV dopo la scuola.”

“Io non sono la mamma degli altri bambini. Fino a quando vivrai in questa casa dovrai ubbidire alle mie regole.”

“In casa nostra la TV rimane spenta fino a quando non avrai completato i compiti.”

“Ho bisogno di quelle scarpe. Devo averle. Tutti i miei amici le hanno.”

“È ridicolo. Non devi avere tutto quello che hanno i tuoi amici.“

“Capisco perché ti piacciono quelle scarpe. Vorresti che non fossero così care. Teniamo gli occhi aperti fino ai prossimi sconti.”

“La mamma di Luca gli permette di rimanere sveglio fino alle 9 e mezzo. Perché io non posso?”

“Tu non sei Luca. Forse lui non è scontroso come te quando si sveglia”.

“Nei giorni di scuola hai bisogno di dormire più ore.

Puoi rimanere alzato un po’ più a lungo nel fine settimana.”

“La mamma di Giulia è più brava di te. Le permette di mangiare i biscotti in qual­sia­si momento.”

“Perché non vai a vivere da Giulia, se la pensi così?”

“Sono certa che ti piacerebbe, ma a casa nostra i biscotti si mangiano dopo cena.”

“Sono l’unico a non potere vedere quel film.”

“Non mi interessa come la pensano gli altri genitori. È troppo violento.”

“Capisco la tua delusione. Possiamo fare qualche altra cosa?”

 

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