IL LORO RICORDO È BENEDIZIONE
I Confratelli del “San Zeno”
ARTURO GABANIZZA
Salesiano poeta
Morto a Verona nel 2021 a 84 anni di età
Figlio unico con il padre infermo da quindici anni, entrò in fabbrica, alla Mondadori, ancora giovanissimo e si immerse nell’insieme delle problematiche della vita lavorativa, del mestiere, del duro lavoro dei turni di notte. In mezzo a giovani che vedeva spegnersi negli ideali e ad adulti con le mani incallite e talora con l’animo inasprito, sentiva l’urgenza di testimoniare qualcos’altro, come una piccola lampada nella notte. Partecipava alla vita parrocchiale, agli Scalzi, animata dai padri Carmelitani. Come amerà ripetere più tardi, Arturo individuò nell’insieme di quelle esperienze la sua formazione culturale, la sua «università».
Conobbe i salesiani del San Zeno nel 1968, a trent’anni, perché chiamato come istruttore nel settore della Stampa Rotocalco nella Scuola Grafica. Progressivamente scoprì che poteva essere ancora più vicino ai suoi vecchi amici della Mondadori, ma anche ai ragazzi che conosceva nei corsi scolastici e a quelli «difficili» che hanno smarrito i loro sogni, e sorse il desiderio di darsi totalmente a Dio nella Congregazione salesiana.
A quasi 33 anni di età venne ammesso al Noviziato. Ritornò al San Zeno con l’incarico di formatore nella scuola grafica. Questa Casa sarà il luogo in cui Arturo si fermerà più a lungo, senza però dimenticare gli altri ambienti che avevano visto la sua attività e creatività a favore degli ultimi, dei poveri, del mondo del lavoro, che lui terrà ben presenti nella sua vita.
Oltre alla formazione tecnica grafica, impegnativa già di suo, Arturo si muoveva nel territorio, forte delle esperienze precedenti; cominciò ad accostare l’esperienza che don Sergio Pighi iniziava ad impostare a favore dei giovani tossicodipendenti in chiave sia curativa sia preventiva, e così lo ritroviamo con la Comunità dei Giovani nella Casa di Albarè (1987-92) e più saltuariamente a Corte Molon e nelle altre sedi. Per la sua ininterrotta attenzione critica e perspicace al mondo del lavoro, fu nominato dal Vescovo di Verona, monsignor Amari, Presidente della Commissione diocesana per i problemi sociali e il lavoro per il quinquennio 1989-94. Senza scordare l’impegno ininterrotto nell’animazione della Messa festiva a Santa Toscana o in altre chiese, che raggiungeva con la sua immancabile bici.
In seguito fu nominato consigliere ispettoriale nell’Ispettoria salesiana Veneta Ovest per tre trienni consecutivi (1995-2003) fino alla fusione delle due ispettorie venete, e di seguito per altri due mandati nell’Ispettoria Italia Nordest San Marco (2003-09). La partecipazione di Arturo a Capitoli ispettoriali e alle varie assemblee di confratelli salesiani si faceva regolarmente notare per i suoi interventi a favore degli ultimi, dei giovani in difficoltà, del mondo del lavoro, della sobrietà e povertà come segni leggibili per una credibilità dell’azione pastorale della Congregazione e della Chiesa più in generale. Temi tutti che ognuno percepiva in quanto testimoniati e vissuti in profondità prima di essere espressi a parole.
I pensieri che si affacciavano nella mente di Arturo trovavano una via di sfogo nella facilità con cui componeva testi poetici per le più svariate occasioni, serie o facete, in lingua italiana, ma meglio ancora in dialetto veronese. I suoi antichi allievi grafici, poi, regolarmente si attivavano per pubblicare volumetti e testi più corposi di raccolte, con una degna veste grafica, e curandone anche la diffusione, da cui arrivava una fonte di finanziamento per i poveri seguiti da Arturo e anche per missionari ai quali era legato da vincoli di amicizia.
Gli ultimi tempi sono stati segnati dalla malattia che lentamente lo ha preso, facendogli alternare tempi di ricovero e rientri in comunità fino alla fine, senza però perdere il gusto della parola di incoraggiamento e della battuta simpatica da porgere a confratelli e amici.
La poesia e la persona di Arturo suscitavano in alcuni la percezione della vicinanza di Dio, come pure il bisogno d’una fraternità salvata dagli egoismi, di una società finalmente protesa alla giustizia, e il desiderio d’una umanità conviviale con ogni viandante che si incontra lungo la strada. È anche profeta, un poeta, se è vero poeta.
Conosciuto da molti solo come poeta vernacolo, da tutti coloro che ebbero a relazionarsi con lui fu conosciuto come uomo generoso, tenero, religioso, salesiano testimone di “valori” che trascendono l’umano, ma sconfinano nella fede.

















