DON BOSCO NEL MONDO

MARCELLA ORSINI

Anche loro sono figlie di don Bosco

Nel mondo, le ragazze che diventano madri prima di aver compiuto i 15 anni sono circa 2 milioni, 5500 ogni giorno.
In molti paesi sono espulse da scuola ed emarginate. In Guinea Equatoriale una comunità di salesiani lotta anche per loro.


La Guinea Equatoriale è un Paese a reddito medio basso, le cui condizioni socioeconomiche sono state influenzate in maniera determinante dalla scoperta di grandi giacimenti petroliferi nel 1996. La scarsa partecipazione alle elezioni della maggior parte dei partiti, nel 2002, ha portato all’elezione dell’unico candidato, Obiang Nguema, più che un Presidente di un paese democratico, un dittatore contro il quale nel 2004 e poi nel 2017 sono stati tentati colpi di stato poi falliti, ma che hanno visto l’appoggio anche dell’Europa, interessata alle questioni politiche ed economiche in Guinea Equatoriale per lo sfruttamento delle risorse petrolifere.

Con il boom petrolifero della fine degli anni Novanta del secolo scorso è stato possibile investire nello sviluppo e nelle infrastrutture, ma con un forte deficit negli investimenti per l’istruzione e la formazione professionale.a Guinea Equatoriale è un Paese a reddito medio basso, le cui condizioni socioeconomiche sono state influenzate in maniera determinante dalla scoperta di grandi giacimenti petroliferi nel 1996. La scarsa partecipazione alle elezioni della maggior parte dei partiti, nel 2002, ha portato all’elezione dell’unico candidato, Obiang Nguema, più che un Presidente di un paese democratico, un dittatore contro il quale nel 2004 e poi nel 2017 sono stati tentati colpi di stato poi falliti, ma che hanno visto l’appoggio anche dell’Europa, interessata alle questioni politiche ed economiche in Guinea Equatoriale per lo sfruttamento delle risorse petrolifere.

Oggi il Paese vive una crisi economica a causa della diminuzione del petrolio e del crollo dei prezzi su scala mondiale e la povertà continua a colpire buona parte della popolazione. Inoltre, sono state abbandonate altre importanti attività come l’agricoltura, la pesca, la silvicoltura, nel frattempo indebolite come fonti di reddito e come sapere produttivo.

Povertà, fame, morte. Non sono cavalieri dell’apocalisse: è la vita quotidiana di un decimo della popolazione dell’Africa e di un quinto del genere femminile, che nel 2020 ancora subisce comportamenti che si sarebbero dovuti già cancellare decenni addietro. Tuttavia, non abbastanza è stato fatto dalle istituzioni: non soltanto in fase di controllo e di condanna ma soprattutto di prevenzione, educando a differenti abitudini che contribuirebbero in modo essenziale al limitarsi del fenomeno.

I Salesiani non si voltano dall’altra parte. E agiscono.

Mamme bambine

Nell’Ispettoria salesiana dell’Africa Tropicale Equa­toriale, a Malabo, capitale delle Guinea Equatoriale, nel quartiere di Elá Nguema, opera una piccola comunità salesiana di cinque missionari alla guida della parrocchia, con il suo servizio pastorale ai villaggi, dell’oratorio, del centro giovanile, di due scuole, elementare e secondaria e del centro professionale.

Oltre al contesto della crisi economica, la missione salesiana in Guinea Equatoriale si trova ad operare in uno scenario particolarmente discriminante nei confronti delle ragazze, soprattutto delle tante tra loro che si ritrovano ad affrontare una gravidanza precoce o che sono madri, seppur in giovanissima età.

In Africa, il fenomeno delle gravidanze precoci raggiunge un livello tale di diffusione da richiedere l’intervento da parte dei governi e delle organizzazioni della società civile per la sua gestione, tuttavia l’intervento governativo si traduce, piuttosto, nella negazione del diritto all’istruzione per le ragazze incinte o che hanno appena partorito. Insieme alla Sierra Leone e alla Tanzania, la Guinea Equatoriale è uno dei paesi africani che vietano esplicitamente alle ragazze incinte o giovani madri di proseguire gli studi.

Elin Martínez, ricercatrice per i diritti dei bambini presso Human Rights Watch, afferma: “Mentre alcuni progressi sono stati fatti, l’Unione Africana ha bisogno di lavorare a stretto contatto con tutti i suoi Paesi membri, per garantire che a nessuna ragazza venga negato il diritto all’istruzione perché rimane incinta”.

Tuttavia, il diritto allo studio anche durante le crisi umanitarie viene violato, non solo perché i governi africani non hanno tutti un sistema strutturato di continuità, ma anche perché le ragazze, trovandosi ancora più esposte alle peggiori forme di violenza basata sul genere, soprattutto durante i conflitti armati, restano traumatizzate e troppo spesso sole ad affrontare gravidanze indesiderate.

Molte sono le implicazioni e le resistenze che intervengono nella negazione del diritto allo studio per le ragazze in gravidanza. Le adolescenti vengono doppiamente rese vulnerabili dal sistema giuridico nazionale e dallo stigma della comunità stessa, che le rifiuta, le allontana, con serie ripercussioni sulla possibilità di creare condizioni di vita dignitose per sé e per la figlia o il figlio.

Spesso il tempo del rientro a scuola dopo il parto, anch’esso soggetto a una normativa che cambia da paese a paese, si allunga fino ai due anni. Per molte madri adolescenti il rientro a scuola diventa impossibile. La formazione professionale è spesso l’unico modo per consentire loro di integrarsi nella società e di accedere a un lavoro dignitoso.

Formazione e sostegno

La comunità salesiana di Malabo, consapevole di quanto sia difficile per le adolescenti incinte o diventate madri uscire dalla fragilità in cui il sistema paese e le consuetudini della comunità le costringe, avvia programmi specifici di formazione tecnico-professionale per queste ragazze, aventi come obiettivo la creazione e il potenziamento di competenze finalizzate all’inserimento lavorativo e all’autonomia.

Ogni anno, dalle 30 alle 50 ragazze si rivolgono al Centro Professionale Don Bosco, unica reale opportunità per imparare un mestiere e per ridurre il rischio di rimanere escluse dalla società. Il Centro sorge nel quartiere di Elá Nguema, uno dei più poveri della capitale equatoguineana. Qui vivono principalmente gli ex lavoratori dei campi di cacao, prima che i giacimenti di petrolio assorbissero forza lavoro dalle altre attività produttive del Paese. Gli abitanti di Elá Nguema, oltre ad avere accesso limitato ai beni e ai servizi, appartengono per la maggior parte all’etnia Bubis, una delle più emarginate della Guinea Equatoriale.

In particolare, il progetto “Formazione professionale per le ragazze in gravidanza e giovani madri del Centro Professionale Don Bosco di Malabo”, in Guinea Equatoriale, coinvolge per un anno come beneficiarie dirette 30 adolescenti in gravidanza o con figli neonati, prive di accesso alla salute e alla sicurezza economica alle quali i missionari salesiani rivolgono programmi formativi differenziati sulla base delle esigenze di ogni singola ragazza, finalizzati alla costruzione di condizioni di vita sicure e dignitose.

Inoltre, beneficiano del progetto le famiglie delle 30 ragazze, così come i rispettivi figli. Attraverso la formazione socioprofessionale, le adolescenti potranno emanciparsi dalle famiglie d’origine, cosicché per queste non saranno più un carico, ma una fonte di reddito per tutta la famiglia.

Le attività che accompagnano la formazione professionale per l’acquisizione di competenze sono essenziali al processo trasformativo che le ragazze avviano attraverso il progetto di Malabo e riguardano soprattutto la sfera del superamento del trauma.

I salesiani di Malabo, insieme all’équipe di progetto, hanno individuato come necessarie anche azioni di mediazione tra le giovani madri, i padri dei loro figli, giovanissimi anche loro e le famiglie in generale.

Quando si parla di formazione di qualità non si può non fare riferimento alla formazione degli insegnanti stessi che all’interno di questo progetto, in particolare, vengono inseriti in un programma formativo sulle dinamiche di genere e di lotta alla discriminazione.

L’accompagnamento per le ragazze assume in questa prospettiva una doppia valenza di supporto materiale attraverso la fornitura di beni essenziali, l’erogazione di borse di studio e l’acquisto di kit per l’avvio di attività generatrici di reddito, ma anche e soprattutto di sostegno allo sviluppo integrale della persona.

La durata della formazione varia da uno a tre anni e l’organizzazione del tempo dedicato ai corsi e ai laboratori permette di conciliare le esigenze formative con quelle familiari di cura della neonata o del neonato.

Operare nel modo più sostenibile possibile e in completa adesione ai bisogni delle ragazze permette al Centro Professionale Don Bosco di Malabo di innescare percorsi di uscita da quella condizione di vulnerabilità e di discriminazione che nega i diritti delle ragazze, percorsi virtuosi e replicabili che impattano su tutta la comunità delle giovani e dei giovani di Elá Nguema.          

Bella e maledetta

La Guinea Equatoriale è un bellissimo stato che possiede nell’entroterra una fitta foresta dove si possono trovare numerosi villaggi e città, e possiede 2 isole, l’Isola di Bioko, dove si trova la capitale, e Annobón, un’isola selvaggia e magica che possiede belle spiagge e una popolazione molto accogliente: tutto il litorale del paese è affascinante.

Questo paese possiede diversi giacimenti petroliferi che lo portano ad essere il paese con il più alto PIL pro capite africano distribuito in modo totalmente iniquo a causa di una feroce dittatura. Praticamente gli interi proventi del petrolio finiscono nei conti bancari americani del dittatore assoluto.

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