LA STORIA SCONOSCIUTA DI DON BOSCO
FRANCESCO MOTTO
Amicizia lunga…
MA PATTI CHIARI!
Un difficile dialogo fra amici di idee diverse.
Uno dei problemi più spinosi che don Bosco dovette affrontare lungo il corso della vita fu quello della chiusura delle classi ginnasiali di Valdocco, decretata il 16 maggio 1879 dal ministero della Pubblica Istruzione su proposta del Consiglio Scolastico Provinciale. A don Bosco venne formalmente comunicata il 23 giugno 1879 ed avrebbe dovuto eseguirla entro una settimana. Il Provveditore aveva la responsabilità della sua esecuzione.
Una difesa accanita
Invero per don Bosco non si trattò di un fulmine a ciel sereno. Nel Regno d’Italia, con la salita al potere della Sinistra Storica nel 1876, si erano già annunciate difficoltà per le scuole di Valdocco e don Bosco aveva cercato di parare i colpi appellandosi per lo più a ragioni storiche e umanitarie. Ora però di fronte ad un decreto formale, dovette mettere in campo soprattutto motivazioni giuridiche. Per la sua immediata sospensione e per l’augurabile annullamento tentò tutte le strade legali percorribili: per tre anni inviò lettere e suppliche, istanze e difese, repliche ed esposti a tutti i livelli. Fece ricorso al Provveditore, al Presidente del Consiglio scolastico provinciale, al Prefetto, ai vari ministri della Pubblica istruzione che si succedevano, al ministro della Real Casa, al re Umberto fino al Consiglio di Stato. Interpellò addetti dei ministeri, si avvalse del sostegno politico-culturale del prof. Allievo e di alcuni competenti gesuiti, coinvolse vescovi, ricorse pure ad una seppure breve campagna giornalistica che coinvolse la stampa torinese, da L’Unità Cattolica al liberale Il Risorgimento, dal periodico satirico Il Fischietto, all’anticlericale Gazzetta del popolo. E se alla fine del percorso processuale, nel dicembre 1881, don Bosco si vide rifiutato il suo ricorso teorico circa l’identità privata delle scuole di Valdocco o il loro riconoscimento come Istituto paterno – e come tali esenti da alcune disposizioni di legge – sul piano pratico a Valdocco non si ebbero conseguenze particolari. Nei tre anni di dibattito legale don Bosco aveva infatti avuto modo di uniformarsi totalmente e formalmente alle esigenze della legge; e conseguentemente le scuole di Valdocco ne guadagnarono in validità e rispettabilità legale e culturale.
Compagni, amici/nemici
Uno dei personaggi coinvolti inizialmente nella vertenza fu il teologo Angelo Rho compagno di don Bosco nelle scuole pubbliche e nel seminario di Chieri; era fratello di Luigi Gioacchino Rho, pure amico di don Bosco, Provveditore incaricato di far osservare il decreto di chiusura delle scuole di Valdocco.
Il teologo Rho il 18 luglio 1879 aveva mandato una lettera un po’ risentita al direttore de L’Unità Cattolica, il famoso teologo Giacomo Margotti, nella quale, difendendo l’operato del fratello Provveditore, accusava don Bosco di averlo messo in cattiva luce.
Don Bosco a difesa delle ragioni delle sue scuole gli rispose due giorni dopo: “Mio Caro e Buon Amico Teol. Rho… Se tu fossi passato all’Oratorio ti avrei detto essere un falso supposto l’affermare che i nostri Maestri non son patentati… quindi appoggia sull’errore il decreto di chiusura quando adduce per motivo di quella disposizione il difetto di Professori muniti d’idoneità legale”. Inoltre – aggiungeva – “la legge dice chiaro che un Istituto non può essere chiuso se non quando è gravemente turbato l’ordine sociale, l’ordine morale, o la salute degli allievi. Nissuno di questi motivi si può addurre contro le scuole dei nostri poveri giovanetti, anzi…”. Circa poi il fatto che i Professori titolati dovessero seguire l’orario pubblico, don Bosco sottolineava che “La legge non voleva questo; ma per compiacere all’autorità ho supplicato che mi si desse tempo a provvedere per non turbare l’Amministrazione di questa casa… Tu ti appelli alla legge che è superiore a tutti e a tutto. Io direi che la giustizia deve regolare tutte le leggi…Tu aggiugni che sono tre anni che il sig. Provveditore insiste che io mi uniformi alla legge. Io risposi che tutti i provveditori, tutti i ministri di Pubblica Istruzione sempre hanno lodato, approvato, ajutato e sussidiato questo Istituto per oltre a trent’anni”.
E concludeva con un tocco di personale tenerezza: “Ci voleva un amico, un compagno di scuola, a proporre la chiusura, e proporre la chiusura allora che con non leggero disturbo io mi era messo in tutta regola in faccia alla legge. Come tu vedi ho scritto col cuore alla mano e mi farai un vero favore se tu leggendo la legge Casati mi dirai quali articoli siano stati violati. Quanto qui ti scrivo è in tutela dei poveri giovanetti raccolti in questo Ospizio, fuori di questo io ti assicuro che con te e con tuo fratello desidero di essere in buone relazioni, e proverò gran piacere ogni qualvolta vi potessi rendere qualche servizio. Credimi sempre colla dovuta stima / Aff.mo amico / Sac. Gio. Bosco”.
Un amico nonostante tutto
Il teologo non si ritenne soddisfatto della risposta e replicò polemicamente. Al che don Bosco, lasciati passare due giorni, rispose semplicemente: “Amico sempre carissimo, l’uomo onesto, quando non è creduto, deve porsi in rigoroso silenzio. Non mi hai inteso e non rispondi ad una delle cose esposte nella mia lettera. Lo sprezzo poi con cui tu parli dei preti di questa casa mi impedisce di spiegarmi coi dovuti vocaboli. Perciò in questo fatto è inutile di parlare, come io vivamente desiderava”. Ma non mancava di aggiungere: “Nelle altre cose saremo sempre buoni amici. Io conterò ognora sopra la tua benevolenza e sopra quella di tutti i tuoi fratelli, specialmente del Cav. Provveditore. Ed io sarò sempre felice ove a te o a’ tuoi possa prestare qualche servizio. Amami in G. C. e credimi inalterabilmente /Aff.mo amico/ Sac. Gio. Bosco”.
“Tutto il male non viene per nuocere”
A pochi giorni dalla diffusione della notizia del decreto di chiusura delle scuole di Valdocco, il 13 luglio 1879 don Bosco aveva scritto all’amico e stimato teologo Margotti: “Questa mattina ho ricevuto un’altra lettera che esprime il suo rincrescimento pel disturbo che dà a questa casa. Però tutto il male non viene per nuocere e noi con l’aiuto del Signore e del T. Margotti ne trarremo vantaggio materiale e morale”.
Alla prova dei fatti, come abbiamo sopra accennato, così è stato anche in questo caso, sia pure, come spesso accade, passando attraverso gravi angosce e indicibili preoccupazioni.


















