LE CASE DI DON BOSCO

ORAZIO MOSCHETTI

Alcamo una città fiorente

«Qui siamo tutti salesiani, perché tutti siamo passati all’Oratorio Don Bosco».

Una città fiorente

Alcamo è una città siciliana di circa 50mila abitanti, ricca sotto l’aspetto storico, culturale, artistico ed enogastronomico. Situata alle pendici del Monte Bonifato, praticamente nel punto centrale del Golfo di Castellamare in provincia di Trapani, è un vero e proprio museo a cielo aperto, con splendide chiese e palazzi in stile rinascimentale e barocco.

Alcamo ha in Sicilia un forte ruolo commerciale in quanto è situato a metà percorso tra Palermo e Trapani anche con la recente specializzazione nel campo vinicolo e industriale.

Puoi autopresentarti?

Sono Orazio Moschetti, ho 24 anni. Sono originario di Biancavilla, un paese alle falde dell’Etna, in provincia di Catania. Sin da piccolo, lo spirito Salesiano di don Bosco, è stato parte integrante della mia vita. Sono cresciuto e stato educato nell’istituto salesiano delle Figlie di Maria Ausiliatrice che operano da più di cento anni a Biancavilla per le opere di educazione ed istruzione soprattutto per i giovani più svantaggiati.

Nell’ottobre del 2016 ho iniziato l’esperienza di aspirantato e prenoviziato dai salesiani, presso l’opera de “La Salette”, sita in Catania. Da settembre 2017 a settembre 2018 ho fatto il noviziato a Genzano di Roma, ed ho emesso la prima professione religiosa come salesiano di don Bosco l’8 settembre 2018. Nei due anni successivi ho frequentato la comunità del postnoviziato internazionale “San Tarcisio”, in cui ho proseguito gli studi filosofici.

Adesso, da settembre 2020, mi trovo presso la comunità salesiana di Alcamo, in provincia di Trapani, per svolgere il mio primo anno di Tirocinio.

Come ti è saltato in mente
di diventare salesiano?

Ho frequentato, sin dal catechismo, la Parrocchia SS. Salvatore, una parrocchia sita in un quartiere di Biancavilla non molto privilegiato. Il parroco, padre Salvatore Verzì, per me è stato un grande esempio, un diocesano che opera nello stile salesiano… da piccolo lo guardavo e tra me e me dicevo che mi sarebbe piaciuto un domani diventare come lui. Mi ha sempre attirato tanto questo sacerdote, ricordo che mi aiutava ad avvicinarmi anche alla preghiera, al dialogo semplice e schietto con Gesù, ma soprattutto Dio si serviva di Lui per incominciare a lavorare il mio cuore e renderlo più umile, ricordo quando mi diceva sin da piccolo di essere meno vanitoso, di continuare ad essere servizievole verso i più bisognosi e se oggi ho un minino di questa sensibilità di ricerca degli “zero del mondo”, degli ultimi, lo devo a lui, alla sua testimonianza quotidiana sempre presente.

Correva l’ottobre 2010 quando incominciai a far parte della compagnia teatrale db Friends, una compagnia che opera all’interno dell’istituto. Il regista è Vincenzo Licari, persona che ha lasciato un segno indelebile nella mia vita. Ricordo che era il 10 ottobre 2010 quando per la prima volta sono andato a vedere un loro spettacolo, non appena finito salgo dietro le quinte per conoscere il regista, per complimentarmi e chiedergli se potevo frequentare la compagnia anche io… lui mi saluta e mi dice “ti aspetto martedì, la compagnia è aperta a tutti” Non mi chiese quali abilità io avessi, mi sorrise soltanto «e cominciavamo ad essere amici» proprio come don Bosco fece con Bartolomeo Garelli. E fu così che martedì 19 ottobre 2010 mi presento dalle suore alle ore 20:00. Da lì incominciò tutto. Grazie alla compagnia ho ripreso a frequentare le suore, cosa che dalle medie non facevo più perché l’oratorio era stato chiuso. Grazie alla compagnia ho conosciuto sempre più don Bosco. Da subito sentivo che qualcosa in me stesse cambiando, come se qualcuno mi volesse parlare… sentivo che stare in una casa salesiana e mettermi a servizio dell’altro mi dava serenità e mi rendeva felice.

Una delle mie rassicurazioni è stata la preghiera. Mi colpiva tanto vedere nei vangeli come Gesù dopo una giornata intensa di annuncio e guarigione si ritirava sempre sul monte a pregare, e su questo esempio provavo a ricalcare la nuova linea che Lui stava tracciando. E allo stesso modo di come si frequentano una coppia di giovani, lo scoprirsi, il loro conoscersi mettendo a nudo le proprie fragilità… piano piano mi sono sentito “corteggiato” da Gesù che con la sua delicatezza non ha invaso il mio cuore, non ha violentato il mio intimo… mi attirava quel sentirmi contemplato in silenzio mentre ero davanti a lui in adorazione mentre provavo ad ascoltare quel tanto che gratuitamente mi diceva su di sé.

Piano piano mi rendevo conto che Lui non è un Dio dell’assenza come razionalmente potrebbe sembrare. Quando intimamente facevo esperienza della sua presenza, anche nei momenti di assenza, influenzati da tutto ciò che mi circondava, da tutto ciò che indeboliva la mia volontà di scegliere, mi veniva sempre più facile non dubitare di essere stato in Lui e Lui in me (avere Dio nel cuore e il Cuore in Dio), non dimenticavo il valore di ciò che ricevevo e di ciò che avevo vissuto.

Dopo queste esperienze sentivo il bisogno di essere utile, di andare incontro al prossimo, proprio come mi insegnava il mio parroco, e vedevo che questo alle volte veniva con naturalezza, anzi, a volte gli altri me ne facevano rendere conto. Più cresceva la mia storia con Dio più avevo da condividere con il mio prossimo. Era bello vedere come attraverso le scritture, attraverso le persone che mi metteva accanto, Dio si relazionava con me. Più continuavo a cercare Dio più Lui continuava a cercare di essere in dialogo con me.

Qual è la tua missione ad Alcamo?

Svolgo il primo anno di tirocinio, una delle fasi di formazione salesiana. Do una mano all’incaricato dell’oratorio ed inoltre mi rendo disponibile per quel che posso fare. Città di mare e di collina, di spiaggia e di campagna, Alcamo, è un centro di 50mila abitanti dove si trovano chiese che sono veri e propri scrigni d’arte, tanto da essere uno dei centri più rinomati della provincia trapanese per storia, cultura e tradizioni. E l’ottimo vino bianco.

Com’è cominciata l’opera di Alcamo? Da quando ci sono i salesiani?

Dopo varie negazioni, Domenica 5 Ottobre 1958 i Salesiani furono accolti ad Alcamo e tre indimenticabili figli di don Bosco: don Girolamo Giardina, in qualità di Parroco, don Giuseppe Falzone in qualità di Direttore dell’Oratorio ed il coadiutore Antonino Miraglia inaugurarono la tanto attesa Casa Salesiana. Superando le varie difficoltà burocratiche con pazienza, prudenza e lungimiranza, riuscirono a costruire la nuova Chiesa Parrocchiale Anime Sante e l’Oratorio Don Bosco Centro Giovanile Salesiano. Grazie al loro carisma i fondatori attirarono, come una calamita, tanti giovani della cittadinanza alcamese.

Com’è strutturata attualmente l’opera?

L’opera ha una parrocchia con due locali (chiesa superiore e chiesa inferiore) con 10 mila fedeli, ed un oratorio. La diocesi ci ha affidato anche una parrocchia sita ad Alcamo Marina, zona di mare. Inoltre vicino alla nostra casa c’è un quartiere denominato “Maria Ausiliatrice”, uno dei quartieri più poveri della città, in cui noi salesiani assieme ai volontari, ci rechiamo per attuare in pieno il sistema preventivo di don Bosco.

Negli anni sono stati portati avanti diversi progetti per coinvolgere maggiormente i ragazzi e tutte le famiglie. Ad oggi sono quasi 30 i gruppi presenti nella nostra opera. Dai più piccoli ai più grandi: tutti sulle orme del nostro amato don Bosco.

Come sono i giovani alcamesi?

Sono giovani molto capaci, con molte qualità artistiche. Sono molto affezionati ai salesiani. Sono indirizzati alla fede e hanno molta volontà di proseguire per la giusta strada. Noi salesiani li aiutiamo a mantenere sempre la giusta rotta.

Com’è il vostro rapporto
con la chiesa locale?

Molto ricco e articolato. Nel senso che viviamo con costante partecipazione le scelte della Chiesa diocesana e vicariale e le svariate iniziative come clero, religiosi e laici impegnati nelle tipiche articolazioni ecclesiali. Per converso siamo un apprezzato riferimento per la Pastorale Giovanile e chiamati a contribuire con la nostra identità carismatica al cammino ecclesiale.

Come vi considera la gente?

Quindici giorni dopo il loro arrivo il Direttore scrisse una lettera alle famiglie: “È compito vostro curare che nessuno dei vostri figliuoli rimanga fuori dalle organizzazioni parrocchiali”. E nelle solenni celebrazioni del 60° il presidente degli Exallievi ha detto: “Tutti ad Alcamo siamo Salesiani perché tutti siamo passati dall’ Oratorio”. Parole che ripete tutte le volte che viene, l’alcamese Arcivescovo di Acireale monsignor Antonio Raspante, esprimendo la gratitudine di generazioni di giovani.        

Tre domande al direttore don luigi perrelli

Qual è la tua più bella soddisfazione?

Poter vivere una grande eredità. La comunità religiosa e la comunità educativo pastorale fin dal loro inizio (5 ottobre 1958) hanno significato molto per la città di Alcamo che non a caso ha dedicato due vie a due confratelli (don Giardina e don Russo Enrico), la cittadinanza onoraria al fondatore e grande salesiano don Giuseppe Falzone il cui nome risuona alle origini del Movimento Giovanile Salesiano e degli Amici Domenico Savio e una piazza a don Bosco e un quartiere a Maria Ausiliatrice. Una costante vitalità educativa e pastorale che nell’open day del 13 ottobre 2019 vedeva presenti 26 gruppi dai ragazzi agli adulti attivi e operanti e una real­tà catechistica di circa 600 fanciulli e ragazzi. E non mia soddisfazione ma un bene per tutti l’avere, anche con le restrizioni e attenzioni necessarie, realizzato nel paese l’unica Estate Ragazzi veramente creativa e a seguire un campo regionale missionario proprio nel quartiere Maria Ausiliatrice. Un grande dono di Dio e tanto cuore salesiano.

Il tuo problema più grosso?

L’opera è grande con due parrocchie (di cui Le Anime Sante che è la più grande in città ed è molto frequentata e La Stella Maris che in estate è il punto di riferimento di mezza città che si trasferisce ad Alcamo Marina) e Oratorio ricco di attività e gruppi e un piccolo delizioso santuario dedicato a Maria SS. delle Grazie. Dove sta il problema? Alla parrocchia appartiene il quartiere Maria Ausiliatrice (una volta Villaggio Regionale) tipica real­tà dove si vivono molte marginalità e anche forme di illegalità. Ma è lì che ci porta il cuore perché sentiamo veramente nostro l’invito di papa Francesco e della Congregazione di andare oltre le mura della chiesa e questo è senza dubbio il primo passo, quello più importante e già si opera nonostante non si riesca ad avere, per le tante inefficienze burocratiche, locali dove incontrare gli abitanti: tutto a cielo aperto! Però non dobbiamo sottovalutare il secondo step, quello dell’accoglienza. Il sogno è che i nostri parrocchiani del quartiere Maria Ausiliatrice arrivino a passare da destinatari a collaboratori delle attività dell’opera salesiana in modo attivo (es. prendendo parte ai vari gruppi, alle varie realtà compresa quella caritativa di cui sono solo beneficiari), al fine di una integrazione che certamente fa bene a loro ma soprattutto fa bene a noi.

Il tuo sogno per il futuro?

Essere con don Bosco “Nel Cuore del mondo”. In questo tempo in cui la pandemia ha aperto una breccia nel nostro modo di pensare la realtà, credo che siamo chiamati a essere “i volti della speranza”, come ci indica il nostro Vescovo monsignor Fragnelli, sia come  comunità religiosa che come CEP, ossia: desiderare profondamente di camminare insieme, mossi dallo Spirito, facendo esperienza di vita fraterna come a Valdocco, disponibili alla progettualità e alla collaborazione, verso le diverse periferie, diventando segni profetici a servizio dei giovani, delle famiglie e della loro vocazione umana e cristiana, fiduciosi nell’aiuto del Signore e nella intercessione di don Bosco e Maria Ausiliatrice.

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