LA STORIA SCONOSCIUTA DI DON BOSCO
FRANCESCO MOTTO
A richiesta...
SI RISPONDE
Che carta usava per scrivere le lettere, di che colore l’inchiostro, quanto costavano i francobolli, come le spediva, in quanto tempo arrivavano al destinatario; quante lettere sono andare disperse ecc. Vorremmo soddisfare queste piccole, ma legittime curiosità.
Carta da lettera, indirizzi, grafia
Le lettere “familiari” di don Bosco si presentano solitamente redatte su foglio (semplice o doppio) di carta normale, cosiddetta “uso mano”, specialmente per le minute. Se negli anni cinquanta si serviva per lo più di tale carta ordinaria e spesso di semplici bigliettini di recupero, con gli anni sessanta poté disporre di tipografia, per cui aveva a disposizione diversi tipi di carta, fra cui la vera e propria carta da lettera con tanto di intestazione. Di norma la carta era bianca; solo talvolta azzurro-verde con il timbro Bath o Gran in filigrana in alto sulla sinistra. Per le lettere in bella copia inviate alle autorità molte volte utilizzava o faceva utilizzare dal segretario il formato protocollo.
L’indirizzo per i primi anni era vergato sul modesto spazio bianco che restava scoperto una volta che la lettera era stata piegata in quattro parti e sigillata con ceralacca. Dagli anni cinquanta in poi l’indirizzo era scritto sulla busta dallo stesso don Bosco e, molto spesso per guadagnare tempo, da un segretario.
Per scrivere usava una penna con inchiostro nero e talvolta rosso. Sulle minute si trovano anche correzioni a matita, forse per distinguerle dalle correzioni precedenti di diverso colore, comunque poste un po’ ovunque sui margini del foglio o fra riga e riga. Alcune di queste minute sembrano in effetti un vero campo di battaglia.
La grafia di don Bosco, per quanto poco aggraziata, non è tuttavia di impossibile decifrazione ad un occhio attento, in quanto si mantiene per lo più sempre identica. Ovviamente peggiora lungo gli anni per la fretta, per la stanchezza, per il peggioramento della vista soprattutto nell’ultimo quinquennio di vita. Scriverà ad una suora: “Compatisca questa mia cattiva scrittura, ho già 67 anni e non ho ancora imparato a scrivere. Non so quando e da chi potrò imparare a scrivere un po’ bene”.
L’affrancatura e il timbro postale
La lettera, piegata o inclusa nella busta, veniva affrancata con il francobollo incollato al di sopra dell’indirizzo. L’uso del francobollo negli Stati Sardi fu reso obbligatorio (ma con eccezioni) dal 1° gennaio 1851 e nel decennio successivo in tutti gli Stati Preunitari. Avevano il costo generalmente di 20 centesimi (color turchino) ma anche di 5 cent. (color nero) 40 cent. (color rosso) secondo il peso e nel caso si volesse assicurare. Con la prima emissione post-unitaria nel febbraio 1862 venne messo in circolazione un francobollo di 10 cent. e nell’aprile del 1863 uno di 15 cent. Dallo stesso anno all’intestazione a stampa sul vertice sinistro della lettera – per lo più Oratorio di S. Francesco di Sales, Torino-Valdocco – corrispondeva in caratteri minori sul lato destro la scritta “Chi desidera le lettere franche favorisca di unire i francobolli occorrenti”. Non occorre spiegare il perché, vista la quantità di posta che arrivava a Valdocco anche dall’estero, dove il prezzo del francobollo variava da paese e paese e talora era pagato dal destinatario.
La posta in Torino, prelevata più volte al giorno della dozzina di buche sparse per la città, veniva recapitata all’ufficio postale centrale (Piazza e palazzo Carignano), che provvedeva allo smistamento, alla distribuzione e all’affrancamento. Le lettere si potevano consegnare pure agli uffici postali periferici o direttamente all’ufficio postale ambulante installato su determinati treni. L’ufficio postale poi annullava il francobollo con un timbro indicante luogo, giorno e ora di partenza della lettera e analogamente faceva l’ufficio postale del luogo di arrivo. Facile quindi calcolare i tempi di percorrenza della lettera dal mittente al destinatario.
Tempi di recapito
Al domicilio dei destinatari le lettere di don Bosco pervenivano in vario modo. Se risiedevano in Torino era normale che le ricevessero a mano dal segretario, da un giovane di fiducia, senza ricorrere al servizio postale.
Sulle strade provinciali la posta viaggiava o attraverso alcuni Regi Corrieri (di cui uno fino a Marsiglia e uno fino a Parigi con qualche sosta intermedia) o con le carrozze postali – che utilizzavano le “stazioni di posta” per l’eventuale cambio delle cavalcature – mentre per le città e i comuni attraversati dalle linee ferroviarie si serviva del treno. La maggior parte delle lettere di don Bosco ha raggiunto il destinatario attraverso le “strade ferrate” man mano che si estendeva la rete ferroviaria.
Fra lo smistamento, il viaggio e la distribuzione non passavano molte ore: la posta arrivava in giornata entro i confini piemontesi, in meno di 24 ore a Genova, Bologna, Milano, in meno di due giorni a Firenze e in meno di tre giorni a Roma e nelle città della Francia, Spagna e di altri paesi europei provvisti di ferrovie. Per l’America Latina le lettere viaggiavano su navi che salpavano da Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Inghilterra. In America Latina arrivavano in circa tre, quattro settimane, e ripartivano in date fisse nel limite del possibile. Ovviamente andavano aggiunti i tempi per raggiungere il destinatario, che per la Patagonia potevano essere notevoli. Commovente al riguardo quanto don Bosco scriveva al cardinal Nina, Segretario di Stato ad inizio gennaio 1881: “Ho ricevuto sulle lettere d’oggi il primo timbro della Patagonia. È mal riuscito, ma essendo il primo in Europa credo bene di accluderlo in questa lettera”.


















