BS Dicembre
2023

AVVENIMENTI

GIANNI CAPUTA

A Nazareth primo centenario della consacrazione della Basilica di Gesù Adolescente

«Nell’azione educativa a favore dei giovani, occorre sempre ispirarsi alla Madonna e a san Giuseppe, educatori di Gesù Adolescente». (don Rua)

Una storia di devozione e di arte

L’Opera di Nazareth comincia con don Antonio Belloni (1831-1903), noto in Terra Santa come “Abù-l-yatāma” (padre degli orfani): nelle case di Betlemme, Betgamāl e Cremisan ospitava da decenni centinaia di ragazzi; i pochi confratelli della Congregazione da lui fondata nel 1874 non riuscivano più ad accudirli, per cui nel 1891 la unì alla Società Salesiana di don Bosco. Nel 1895 accompagnò don Michele Rua a visitare Nazareth, insieme decisero di aprirvi una casa e presentarono formale richiesta a “Propaganda Fide” che alcuni mesi dopo accordò il permesso. L’anno seguente l’orfanotrofio accolse due piccoli gruppi di apprendisti falegnami e di agricoltori; la modestissima cappella fu dedicata a Gesù Adolescente. Dal 1898 ne fu direttore père Athanase Prun che per la sua carità venne presto chiamato, pure lui, “Abù-l-yatāma”.

Nel 1902 l’orfanotrofio si trasferisce sulla collina che domina da Nord la città e tutta la bassa Galilea: ex-stalla, fienile e cortile sono i primi ambienti in cui la comunità salesiana svolge il suo lavoro. Nel 1905 l’abbé Maxim Caron, rettore del seminario minore di Versailles (Parigi), apostolo della devozione a Gesù Adolescente e amico di Charles de Foucauld, visita l’orfanotrofio; descrive così l’incontro con uno dei ragazzi: “Questo piccolo orfano è un “adottato” del nostro seminario di Versailles. Ogni anno i nostri studenti contribuiscono, cioè donano non il loro superfluo, ma il loro necessario, per pagargli la pensione. Stava vagando, senza famiglia, in un villaggio vicino a Nazareth. Fu grazie alla carità di questi giovani fratelli di Versailles che poté essere accolto all’orfanotrofio. Dovrà loro, un giorno, di essere un uomo onesto e un buon Cristiano”.

Conquistato dalla bellezza del luogo, l’abbé Caron esprime il sogno di costruire sulla collina una grande chiesa in onore di Gesù Adolescente. Gli viene incontro madame Charlotte de Cevilly, vedova del comandante Léon Foäche, che mette a disposizione la sua eredità. Dopo l’intesa da lei raggiunta con don Rua a Torino, nel 1907 viene avviata la grande impresa.

L’anno seguente, il successore di don Bosco visita, per la seconda volta, la Terra Santa e lascia queste direttive ai confratelli: «Nell’azione educativa a favore degli orfani, occorre sempre ispirarsi alla Madonna e a san Giuseppe, educatori di Gesù Adolescente. L’opera salesiana a Nazareth sarà articolata in tre sezioni: una per artigiani, un’altra per agricoltori e la terza per seminaristi. Questi ultimi, a imitazione di Gesù Adolescente, si prepareranno con la preghiera e lo studio della S. Scrittura, a diventare maestri nelle scuole parrocchiali e missionari per la gioventù di Palestina, Siria e Asia Minore».

Nel 1911, l’abbé Caron fa giungere da Versailles la statua in marmo dello scultore Frédéric Bogino, raffigurante Gesù come giovane “Buon Pastore” che invita amichevolmente a mettersi alla sua sequela e imitazione. Essa viene collocata nella bella cripta dedicata alla Santa Famiglia. Negli anni successivi proseguono i lavori di costruzione, per la quale vengono adoperate soltanto pietre bianche, alcune fatte giungere dalla Francia. Il noto giornale Le Figaro lancia una sottoscrizione che raccoglie migliaia di franchi.

Battuta di arresto, ripresa e compimento

Durante la Prima Guerra mondiale (1914-1918) i soldati Turchi occupano la casa e, prima di ritirarsi sconfitti, la saccheggiano; sradicano il frutteto e la vigna; disperdono gli orfani; espellono i salesiani, pietre e materiali di costruzione vengono rubati.

Nel 1919, rientrano i salesiani e gli orfani, si riapre la scuola e riprendono i lavori: nel 1921, completata la voltatura del soffitto, la chiesa risulta lunga 50 m, larga 24, alta 16. Dal punto di vista artistico, quest’opera dell’architetto Lucien Gauthier è ritenuta il più bell’esemplare di “gotico moderno” in tutto il Medio Oriente.

Il 6 settembre 1923 viene consacrata come centro mondiale della devozione a Gesù Adolescente, dal vescovo Alfred Brouillart, rettore dell’Institut catholique di Parigi, alla presenza di Mme Charlotte Foäche e di Père Caron, con la partecipazione di migliaia di fedeli, tra i quali 150 giovani provenienti dalle 11 nazioni in cui era attiva la Confraternita di Gesù Adolescente. Nel 1926 la chiesa viene elevata al rango di “basilica minore”, aggregata a quella di san Pietro in Vaticano.

Durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale, centinaia di cadetti polacchi, giunti dopo un massacrante esodo attraverso Azerbaigian, Persia e Iraq, furono ospitati nella casa e sui terreni dei salesiani per 3 anni. In seguito ai tragici avvenimenti del 1948, vi trovarono rifugio oltre 600 Palestinesi, espulsi dai loro villaggi, fino al 1953-54.

SDB e FMA oggi a Nazareth

La scuola ha seguito via via le riforme del ministero dell’istruzione israeliano, che nel 2002 ha abolito quelle professionali, cosa che ha comportato la trasformazione dell’istituto in liceo tecnologico.

Negli ultimi decenni la realtà socio-economica di Nazareth è diventata molto complessa: tanti giovani sono disorientati, a livello di appartenenza religiosa, culturale, nazionale. Ma la crisi d’identità non è l’unico problema che sta insidiando tutta la popolazione: a partire dagli anni ’90 si è sviluppato aggressivamente il fenomeno della criminalità di stampo mafioso che ha assunto livelli allarmanti. In questo contesto, per aiutare le famiglie e i giovani, sdb e fma ricorrono al metodo preventivo e ai mezzi consueti: l’educazione umana e professionale, la formazione cristiana, l’oratorio. Le loro due scuole sono frequentate da oltre 2000 ragazzi e ragazze, fino alla maturità liceale.

La domenica 3 settembre 2023 si è tenuta la solenne celebrazione del centenario della consacrazione della basilica. Ha presieduto il Rettor Maggiore don Ángel Fernandez Artime che ha espresso i sentimenti di tutti: il grazie per coloro che durante i cento anni passati hanno lavorato in quest’opera (sdb, fma, Cooperatori, exallievi, professori e istruttori…) e per i generosi benefattori che l’hanno sostenuta; l’augurio che essa continui a portare frutti grazie a un rinnovato impegno nella pastorale e spiritualità salesiana, secondo il programma dell’esortazione Christus Vivit di papa Francesco. La persona di Gesù Adolescente, che nei lunghi anni di Nazareth si prepara alla sua missione con il lavoro, la preghiera, l’inserimento nel tessuto sociale…, è quanto mai attuale. Non solo la Famiglia Salesiana, ma tutte le numerose associazioni giovanili cattoliche della Galilea, trovano nella basilica il luogo dove festeggiare Gesù Giovane, loro Modello, Re di giustizia e di pace, e per ricevere da Lui l’energia della testimonianza in questa società multiculturale e laicizzata.

I DUE RETTORI MAGGIORI DELL’EPOCA

Don Paolo Albera, dopo la Prima Guerra Mondiale aveva avviato in una zona operaia della città di Torino la fondazione di opere dedicate alla “Santa Famiglia e a Gesù Adolescente”, parallele a quelle di Nazareth: “Dobbiamo presentare ai giovani un Dio giovane, della loro stessa età e condizione, un Gesù apprendista, amico dei lavoratori, così da contribuire ad evangelizzare il mondo operaio, la civiltà del lavoro”. Il beato Filippo Rinaldi, iniziatore della spiritualità “secolare” salesiana, volle che l’evento del 1923 avesse risonanza in tutta la Congregazione: “La vita di Gesù nella casa di Nazareth, è il modello perfetto che dobbiamo avere sempre dinanzi agli occhi, per riprodurlo il meglio possibile in ogni giovane che la Provvidenza affida alle nostre cure. − Dobbiamo fare in compagnia di Maria santissima e di san Giuseppe, la vita di lavoro intellettuale o manuale, perché Nostro Signore venne quaggiù a redimerci con la santificazione del lavoro, prima ancora che con lo spargimento del suo preziosissimo sangue.” ACS 3(1923) pp. 118-119.

Dal 1950, prima i salesiani dell’Ispettoria Francese, poi dal 1972 quelli del MOR, potenziarono la scuola che da professionale divenne tecnica, e continuarono a mantenere la figura di Gesù Adolescente come centro della vita devozionale e come sorgente ispiratrice dell’azione educativa.

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