BS Luglio/Agosto
2024

LE CASE DI DON BOSCO

Nicola Antonio Farinola

A MOLFETTA
dopo quasi 80 anni

È come se i salesiani fossero ancora qui.
L’ORMA E LO SPIRITO DI DON BOSCO NON SI CANCELLANO.

La parrocchia di san Giuseppe a Molfetta è stata per tanti decenni luogo di incontro di giovani, casa per molte famiglie e luogo sicuro per tutta la cittadinanza molfettese.

Nonostante ciò, i Salesiani, con grande rammarico, chiudono a Molfetta nell’autunno del 2018, affidando la parrocchia alla diocesi, ma il carisma salesiano e l’amore per i giovani continua tutt’ora grazie ai vari gruppi che compongono l’opera, mai sciolti dalla partenza dei Salesiani.

Quello che intendiamo fare ora è un percorso storico dell’opera e una presentazione di quella che è la comunità di san Giuseppe a Molfetta.

Cenni Storici

Erano noti a Molfetta attraverso il Bollettino Salesiano, i progressi nell’educazione della gioventù che don Bosco con il metodo preventivo attuava a favore di essa. Don Giuseppe attraverso il Bollettino Salesiano, a cui era abbonato, era sempre al corrente dei progressi educativi che don Bosco attuava a favore della gioventù e dal 1880 fu iscritto tra i cooperatori salesiani. Con il diffondersi dell’Azione Cattolica anche a Molfetta, molti circoli cattolici organizzavano gli oratori, aperti specialmente ai ragazzi e ai giovani, seguendo il metodo educativo di don Bosco. Non dimentichiamo che all’inizio del secolo scorso sorse presso il Seminario Vescovile il Ricreatorio festivo Don Bosco.

Intorno al 1910 Domenico Gagliardi, esimio benefattore, invitò i Salesiani ad aprire a Molfetta un oratorio festivo tutto a sue spese, ma l’invito non fu accolto per mancanza di sacerdoti. Non mancarono in quel periodo altri inviti a coadiuvare all’insegnamento presso il Seminario Vescovile. Nel 1926, con l’apertura a Molfetta del Pontificio Seminario Regionale S. Pio XI, diversi cardinali, che lo visitarono nel tempo, auspicavano l’aiuto dei Salesiani a coadiuvare all’insegnamento dei novelli sacerdoti, seguendo il metodo pedagogico di S. Giovanni Bosco. L’ampliamento urbanistico del territorio della Parrocchia Immacolata, avvenuto dopo la I Guerra Mondiale, verso ponente della città, spinse l’allora parroco don Giuseppe Gadaleta a sollecitare l’allora vescovo di Molfetta, monsignor Pasquale Gioia, a istituire una nuova parrocchia per la cura delle anime; la proposta fu accolta con favore. Alla morte repentina di monsignor Gioia, toccò al suo successore, monsignor Achille Salvucci affrontare il problema oramai resosi urgente, tanto che ad un anno dal suo ingresso nella Diocesi, il 5 dicembre del 1936, attraverso le pagine di luce e vita, annunciava l’istituzione, di una nuova parrocchia, intitolata a san Giuseppe, nel rione Sedelle favorita dalla donazione di un suolo, nei paraggi di Corso Fornari, da parte del parroco don Giuseppe Gadaleta. Nel 1939 monsignor Saverio Carabellese donò tutta la sua proprietà per finanziare la costruzione della nuova parrocchia e fu istituito il Beneficio Parrocchiale di S. Giuseppe.

Nel 1945, passata la bufera della guerra, il parroco don Giuseppe Gadaleta, nel sollecitare l’erezione della nuova parrocchia, probabilmente suggerì al Vescovo di affidarla ai Salesiani, memore dell’esperienza educativa di un suo fratello salesiano defunto. La scelta della venuta dei Salesiani fu per la necessità di curare un quartiere periferico con problemi di alta analfabetizzazione e sacche di povertà, per cui andavano seguiti numerosi fanciulli e giovani.

Il pioniere di questo iniziale lavoro educativo fu il salesiano don Giuseppe Piacente giunto a Molfetta alla fine del 1945, alloggiando prima presso il Seminario Regionale e poi nel Seminario Vescovile. Nel Seminario Regionale collaborò con i seminaristi, suggerendo pratici consigli per il buon funzionamento dell’oratorio domenicale presso lo stesso Seminario seguitissimo da molti giovani.

A un anno dalla posa della prima pietra, fu ultimata la costruzione della chiesa, intitolata a san Giuseppe. La comunità parrocchiale si avvalse anche di iniziative rivolte specialmente all’apertura dell’oratorio, dove da sempre migliaia di fanciulli e giovani frequentatori sono stati seguiti amorevolmente dai Salesiani che, nel tempo, si sono avvicendati alla guida della parrocchia.

Affreschi e vetrate

Il Salesiano don Giuseppe Melle è ricordato a Molfetta per aver affrescato la Chiesa di S. Giuseppe. Era già quasi ottantenne, quando quotidianamente si inerpicava tra scalette e impalcature per terminare gli affreschi in S. Giuseppe, per dare il colore alle maestose scene in cui figurano santi e papi, parabole ed eventi della Chiesa: sempre in fervore di opere e di attività, gli occhi azzurri incontaminati dalla vecchiaia e addosso la febbre che gli derivava dalla passione di creare e terminare l’opera intrapresa. Poi si ritirò in solitaria meditazione ad attendere la fine della sua giornata terrena a Bari, presso l’istituto del Redentore. La sua stanza era diventata la materiale rappresentazione di chi dal vivere cristiano aveva appreso l’essenza e la vera sostanza delle cose: l’inutilità degli agi terreni, l’umiltà e la povertà resa pratica quotidiana, un misero lettino di ferro, una vecchia valigia sgangherata, una sedia e nessun mobile. Ma non era una stanza nuda, né don Melle, che con affettuosa affabilità ci accolse, si sentiva minimamente a disagio. Sulle vaste pareti o appesi a cordicelle che attraversavano la stanza, grossi disegni e cartoni riempivano lo spazio: erano volti di soldati conosciuti o caduti in guerra, ritratti dei genitori e poi santi e chiese, archi e madonne, progetti e briciole di arte scaturita da una passione profonda, nata ed esercitata per glorificare la fede. Visse così don Melle, maestro sublime del colore, pittore di santi e di cieli immensi, umile e grande sacerdote di Cristo.

Nel 2021 da alcuni parrocchiani vennero donate 6 vetrate. Tre rappresentano i tre giovani posti dalla chiesa sull’altare, cioè Carlo Acutis, Chiara Luce Badano e Pier Giorgio Frassanti. Mentre le altre 3 rappresentano i padri fondatori dell’oratorio ovvero san Giovanni Bosco, san Francesco di Sales e san Filippo Neri.

Gruppi & Laboratori

Dopo la partenza dei Salesiani l’oratorio e l’intera parrocchia sono stati affidati ai vari gruppi che la compongono.

È noto in molte case salesiane lo spettacolo “accademia dell’immacolata”, che dà voce ai vari gruppi di rappresentare e ricordare, attraverso dei numeri teatrali, la fondazione del primo oratorio di don Bosco, avvenuta il 1° dicembre 1841.

Anche la parrocchia di San Giuseppe non è da meno, infatti è lunga tradizione che nei giorni 7, 8 e 9 di dicembre ci sia questo spettacolo con le rispettive repliche.

La più recente accademia ha visto come tema “la Pace”, e il titolo in questione si ispira a una celebre frase del venerabile monsignor Tonino Bello “In piedi costruttori di Pace”.

A parer di molti, questa è una delle più belle accademie mai realizzate all’interno della parrocchia, che mira a unificare i rapporti umani e internazionali attraverso numeri comici e non preparati dai gruppi dell’oratorio.

A far da filo conduttore tra questi, c’era la storia della nascita dell’oratorio: in particolare una giovane animatrice doveva trovare in giro per il mondo dei “Costruttori di Pace”, e il suo incarico era stato ordinato da Bartolomeo Garelli.

Non dimentichiamoci di certo della celebre frase di don Bosco “Il demonio ha paura della gente allegra”. Infatti, oltre all’Accademia dell’Immacolata, l’oratorio organizza anche il recital natalizio a cura della catechesi e gli spettacoli di carnevale, divisi tra lo spettacolo a cura della catechesi e quello a cura dei gruppi dell’oratorio. Non possono mancare di certo i saggi di danza organizzati da asd don Bosco, in particolare dal gruppo “danza don bosco”.

Il più recente saggio, “Dance in the World”, tratto dal film “The Greatest Showman”, ha visto come protagonista il circo come ambiente di diversità e luogo di incontro di diverse culture.

Infine, non possono mancare i memorial “Giovanni Sallustio”, la biciclettata “Savio in Bici – Giovanni Sallustio” e il “Festival della Canzone Oratoriana – Giovanni Sallustio” in ricordo del giovane ragazzo e animatore dell’oratorio, salito al cielo in giovane età.

Estate Ragazzi

Come in molte parrocchie, l’estate oratoriana vuol dire: estate ragazzi.

La parrocchia di Molfetta è nota come una delle parrocchie che crea una delle più belle ‘estate ragazzi’ in Puglia.

Ovviamente come tutte le cose belle, dietro c’è una grande preparazione, che per l’oratorio in questione inizia già verso le ultime settimane di marzo.

Gli animatori, dopo aver scelto il tema annuale e divisi nelle cinque commissioni, partono nell’organizzazione di questa grande attività.

Le cinque commissioni sono dei gruppi di lavoro che si occupano nei particolari di organizzare l’estate ragazzi. Una volta finite tutte le commissioni, il prodotto di ognuna va a comporre il sussidio, ovvero un manuale con tutte le informazioni sull’intero periodo di estate ragazzi.

Le giornate di estate ragazzi non sono solo giochi e balli; infatti, nell’oratorio di Molfetta sono previste alcune giornate speciali come i giovedì e i sabati quando vengono organizzate escursioni all’acquapark, caccia al tesoro, giochi d’acqua, sagre, grandi giochi e ovviamente la serata finale, quando ogni squadra gioca per vincere il trofeo dell’estate ragazzi, mettendo in scena un re-telling di un qualsiasi film d’animazione.

“Nel Tempo e nell’Eternità”

Una storia che continua 80 anni dopo la prima voce che girava a Molfetta in quel tempo, una storia che continua quasi 6 anni dopo la chiusura dei Salesiani ma che vede un futuro illuminato da don Bosco e che si dedica all’amore per i ragazzi. Anche se l’opera di Molfetta è da tempo non più Salesiana, ancora oggi ogni individuo che entra in quell’oratorio si sente salesiano nel cuore, e dando uno sguardo al passato, don Bosco tutt’ora governa in quella chiesa a Molfetta. E prendendo spunto da una frase della canzone “Tutti nel tuo sogno” possiamo dire: “… passa il tempo ma qui resta, il tuo ideale nella testa…”.          

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