BS Giugno
2024

DON BOSCO NEL MONDO

Marcella Orsini e Micaela Valentino

A BRACCIA aperte

L’esperienza del progetto “Siamo con Voi!” con le famiglie afghane in Italia.

Il 15 Agosto del 2021 la capitale afghana Kabul è stata riconquistata dai talebani e, con il ritorno all’Emirato islamico dell’Afghanistan, la popolazione è stata costretta, ancora una volta nella sua storia, a lasciare tutti i suoi beni e ad abbandonare il Paese. La vita stessa delle persone è stata messa in pericolo, mentre la comunità internazionale assisteva inerme al disperato tentativo di fuggire da un regime autoritario, pericoloso e retrogrado, soprattutto per le donne. Su di loro si è riversato un susseguirsi di restrizioni, vere e proprie violazioni dei diritti umani, che ne hanno negato la libertà di studiare, di lavorare, di tutelare, in qualsiasi forma e a qualsiasi livello, il proprio presente e il proprio futuro. Per le donne più impegnate nella difesa dei diritti umani è cominciata una persecuzione che dura tuttora, impedendo loro di rientrare nel Paese e dando forza a tutte coloro che, unite nella diaspora, continuano a operare per la giustizia e la pace.

Molte sono state le comunità salesiane che si sono attivate per l’accoglienza in Italia delle famiglie in migrazione forzata e la Fondazione don bosco nel mondo ha voluto essere al loro fianco attraverso il sostegno al progetto di Salesiani per il Sociale “Siamo con Voi! Cammini di integrazione per famiglie afghane accolte nelle comunità salesiane”.

Si tratta di un progetto “pilota”, poiché è nostro obiettivo comune renderlo un modello, salesiano e replicabile, di accoglienza e di accompagnamento di nuclei familiari in migrazione forzata, tuttavia orientati all’integrazione nel tessuto sociale, lavorativo e culturale del territorio, passando dall’essere ospiti presso le comunità salesiane ad agenti della loro stessa storia e di attivazione di percorsi positivi anche per altre persone migranti.

La rete cresce

In particolare, per quanto riguarda l’emergenza afghana, nel mese di settembre del 2021, è stata costituita una rete informale di associazioni per la promozione e la creazione di un corridoio umanitario privato. Il supporto delle Ambasciate Italiane in Pakistan e Iran, del Ministero degli Interni, del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ha permesso di portare in salvo 73 profughi afghani di etnia hazara.

Salesiani per il Sociale ha supportato le comunità salesiane in questa prima fase emergenziale, attraverso concrete azioni di autofinanziamento e supporto volontario, mentre aprivano le loro porte senza indugio. La risposta salesiana all’emergenza ha messo in luce quanto e come le comunità locali si siano attivate concretamente e in che misura tale esperienza abbia rappresentato un’occasione di crescita nel servizio e nell’azione educativa e pastorale.

A seguito di questa fase, Salesiani per il Sociale e la Fondazione don bosco nel mondo si sono uniti per sistematizzare sforzi e risorse. Il progetto “Siamo con Voi!” è frutto di una comunione d’intenti e si inserisce nell’ambito della terza accoglienza, intesa come percorso in cui i beneficiari possano divenire progressivamente autori e protagonisti del proprio progetto di vita, attraverso l’avvio di percorsi di orientamento, di formazione, d’inserimento lavorativo e di accesso ai servizi educativi, legali, sanitari e sociali. Inoltre, garantisce forme di accoglienza abitativa quale presupposto e acceleratore di percorsi d’integrazione sociale e lavorativa. Il progetto ha preso avvio nel mese di marzo 2023 e ha supportato 10 nuclei familiari costituiti da 20 adulti e 22 minori.

In ogni sede sono stati realizzati i seguenti percorsi di accoglienza: tutela psico-socio-sanitaria; formazione e riqualificazione professionale; orientamento e accompagnamento all’inserimento lavorativo; attivazione dei corsi di lingua italiana e inglese; attivazione dei tirocini; supporto all’iscrizione scolastica e universitaria, ai corsi sportivi e di scuola guida; orientamento e accesso ai servizi del territorio; orientamento e accompagnamento all’inserimento abitativo e sociale; orientamento supporto legale; mediazione interculturale; mediazione pedagogica tra genitori e figli e tra famiglie e contesto scolastico; supporto, accesso e iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale.

Il progetto ha prodotto un impatto secondo due traiettorie: lo sviluppo individuale e familiare e il potenziamento dell’azione delle comunità locali e delle reti interne ed esterne.

La costruzione del rapporto di fiducia tra gli operatori e le famiglie è stata la chiave per poter raggiungere gli obiettivi prefissati, in quanto che la complessità della scelta del nuovo percorso di vita, l’adattarsi al nuovo contesto e alle sfide quotidiane, il doversi reinventare, il comprendere di dover intraprendere una nuova strada professionale, gli ostacoli da percorrere nel dover recuperare la propria professionalità, sono sfide che si sono potute superare solo attraverso una logica di condivisione, di ascolto reciproco e di comprensione empatica.

La Fondazione don bosco nel mondo e Salesiani per il Sociale hanno co-progettato un intervento che fin dalla sua costruzione è stato inserito nel quadro di riferimento del Sistema Preventivo di Don Bosco. In ottica preventiva e partecipativa, ci siamo sentiti chiamati ad attualizzare il carisma salesiano all’interno della complessità che le continue emergenze creano e a unirci per dare significato autentico ai termini “sinergia” e “cooperazione”. Con il progetto pilota “Siamo con Voi!” abbiamo scelto di andare oltre alcuni limiti, di strategia, di contenuto e di target, per poter affiancare le famiglie afghane nel loro percorso di inserimento e di integrazione oltre la prima accoglienza, fornendo strumenti e percorsi per un vero miglioramento delle condizioni di vita di interi nuclei familiari lontani da casa e minacciati dalla perdita dei diritti fondamentali.      

LE STORIE

Sandra racconta: siamo tutti fratelli e sorelle

L’aspetto che ho trovato molto positivo è stato lo scambio e il confronto con persone provenienti da zone del mondo che conoscevo pochissimo sia in termini culturali sia religiosi ed è stato molto arricchente.
Mi ha aperto prospettive a me sconosciute che aiutano a pensare che, pur nelle diversità di ciascuno, siamo davvero tutti fratelli nelle emozioni, nelle esperienze di vita e nella sofferenza.
In questi mesi di accoglienza ho concentrato il mio servizio nello stare a fianco delle persone e nell’aiutarle a soddisfare i loro bisogni di salute, di conoscenza della nuova realtà in cui si sono trovati a vivere, di amicizia ecc.
Ho legato in particolare con una donna con cui abbiamo condiviso tempo di qualità facendo giri di conoscenza in città, scambi culturali sulle esperienze di vita che abbiamo vissuto.
È stato molto stimolante per me. Dal mio punto di osservazione le difficoltà maggiori di integrazione nascono principalmente dalle questioni burocratiche relative alle questioni legate alla richiesta dello stato di rifugiato, al rilascio del permesso di soggiorno, della tessera sanitaria ecc. Non ultima la questione della traduzione del titolo di studio che richiede anni. Questo rallenta moltissimo i tempi di integrazione di persone che non chiederebbero altro che poter diventare autonome al più presto e che potrebbero svolgere professioni molto utili al nostro paese, come quella di infermiera.

La storia di M. e T. da Kabul a Prato per il sogno di una vita felice

T: La data che ha segnato la nostra vita è sicuramente il 15 agosto del 2021, giorno in cui la città di Kabul è passata sotto il governo dei talebani. Questo avvenimento ha reso necessaria la fuga dal nostro Paese. Prima di quel momento vivevamo tranquillamente in Afghanistan, abitavamo con tutta la nostra famiglia nello stesso condominio. Eravamo sempre in contatto con i nostri cari. Sono cresciuta in Iran, ma dopo il matrimonio con M. mi sono trasferita a Kabul, perché lui lavorava per la NATO. Anch’io avevo il mio lavoro, prima in una mensa ospedaliera, poi in una mensa di un istituto medico. Dopo un po’ abbiamo deciso di aprire una fabbrica tessile, che abbiamo gestito insieme, fino al giorno della presa di Kabul… Nel frattempo, abbiamo avuto due figli, N. nel 2014 e A. nel 2017. Erano molto piccoli quando è iniziata la nostra fuga dal Paese, siamo passati prima da Harat, proseguendo per Dubai per poi arrivare in Italia il 26 gennaio del 2022, dove siamo stati accolti presso l’Oratorio Sant’Anna di Prato. Nel frattempo ci siamo trasferiti e nonostante la distanza dal Centro Don Bosco continuiamo a frequentare l’Oratorio, che per noi non è stato solo un’abitazione, ma una vera e propria casa.

M: Non sapevano dove saremmo andati esattamente, ma l’unica cosa che contava era raggiungere l’Italia, dove avremmo poi trovato quella che oggi per noi è la nostra “seconda famiglia”. Ciò che ci rende più felici e grati, sono la vicinanza e la gentilezza delle persone che abbiamo trovato lungo il nostro cammino.

La giornalista afghana e i suoi diritti ritrovati

Mi chiamo R.E. e nel mio Paese, l’Afghanistan, ero una giornalista televisiva. Ho tre figli e anche quando erano piccoli, il mio impegno oltre il lavoro è stato nel sociale. Mentre lavoravo in tv, sono riuscita a iscrivermi all’Università e ho conseguito la laurea in Economia e Gestione bancaria. Ero felice di muovermi con successo in un percorso che in passato era solo un sogno per me. Il successo nel lavoro mi ha permesso di comprendere approfonditamente i problemi familiari e sociali delle donne nella società afghana e di rappresentarli nei programmi sia televisivi sia radiofonici.

Mi sentivo molto orgogliosa di essere una madre istruita per poter essere di esempio e ispirare i miei figli; per me niente era più importante della loro istruzione.

Tutto questo fino al 15 Agosto 2021, quando il regime talebano ha preso il potere e ha vietato lavoro e studio a donne e ragazze. Alle mie due figlie è stato impedito l’accesso all’istruzione e a nessuna donna è stato più permesso di lavorare negli uffici, nelle scuole e nelle università. Per me era diventato insopportabile accettare che l’Afghanistan fosse caduto nelle mani di persone che, negli ultimi vent’anni, hanno ucciso milioni di bambini e giovani con attacchi suicidi, e che trattavano donne e ragazze come schiave del sesso. Molte donne sono finite in carcere per le loro idee in difesa dei nostri diritti.

Don Mimmo Madonna e l’accoglienza salesiana

Prima che i talebani tornassero ad attaccare la popolazione afghana, specialmente le donne, K. lavorava in televisione, in alcune trasmissioni di cucina, mentre M. era un autista dell’esercito e per questo motivo ricercato dai talebani. Le due figlie maggiori avevano finito il liceo, anche se non hanno mai potuto ritirare il loro titolo di studio, A. andava a scuola e il piccolo A. era appena nato.

Ma per chi è di etnia Hazara, vivere in Afganistan era ormai diventato complicato, molto più di quanto possiamo immaginare dalle notizie che arrivano dai media. Tutta la famiglia era continuamente minacciata e costretta a vivere nel nascondimento.

Finalmente nel mese di giugno del 2022 sono riusciti a fuggire e ad arrivare in Iran, dove hanno dovuto attendere il visto prima di raggiungere l’Italia e nel maggio scorso, hanno ricevuto lo status di rifugiati politici.

Nella casa che la comunità ha preparato loro, si sono sentiti subito accolti. M. ha cercato lavoro e ha ottenuto un regolare contratto presso un vivaio di Soverato, dove è tuttora impiegato e K. presso un istituto universitario. Il loro obiettivo è quello di rendere autonoma la famiglia e sostenere in tutto i propri figli.

Le due figlie maggiori hanno iniziato quest’anno la scuola di italiano e da settembre 2023, frequentano l’università. A. frequenta le medie nella scuola salesiana, ama l’arte e lo sport ed è molto bravo a giocare a basket, tanto che la comunità lo sprona a frequentare laboratori e corsi, dove affinare sia le sue doti artistiche sia i suoi talenti sportivi.

Il piccolo A. è un raggio di sole nella nostra casa! Tutti i membri della famiglia si stanno inserendo nella nuova comunità e nella nuova città, riescono a interagire meglio e si sentono più indipendenti e pronti a ricominciare una nuova vita.

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