LA STORIA SCONOSCIUTA DI DON BOSCO
FRANCESCO MOTTO
150 anni di
MISSIONI SALESIANE
A conclusione del 150° anniversario della prima spedizione missionaria (11 novembre 1875), durante il quale mensilmente abbiamo dato la parola ai protagonisti di quell’evento, è ora il caso di tracciare un sia pur rapido bilancio dell’intero “progetto missionario” di don Bosco così come si è sviluppato in un secolo e mezzo di vita.
Iniziamo dai numeri

I numeri non mentono. Ai dieci missionari salesiani della prima spedizione del 1875 sono seguiti, nelle successive 157 spedizioni, circa 7000 missionari, numero che può crescere di almeno 2000 unità se contiamo quanti hanno successivamente lasciato la Congregazione salesiana per vari motivi. Vi si aggiungano altre 3500 Figlie di Maria Ausiliatrice. Dunque la storia registra uno stuolo di persone, che hanno lasciato la propria terra per portare il vangelo a chi non lo conosceva (ad gentes) o a quanti rischiavano di perdere la fede. Don Bosco, pur desiderandolo, non era partito missionario, ma della sua passione per le missioni ha contagiato per un secolo e mezzo migliaia di giovani, uomini e donne.
Le statistiche dell’indomani del centenario delle missioni salesiane (1977) dicono che all’epoca sul campo di lavoro di un’ottantina di paesi del pianeta vi erano 2700 missionari salesiani, mentre i defunti erano 2400; 700 poi erano i missionari rimpatriati per salute, servizi centrali, motivi familiari. Di tutti questi, oltre la metà proveniva dall’Italia, un terzo da altri paesi europei e un decimo da paesi extraeuropei. La parte del leone è dunque toccata al “bel paese” e al suo interno al nord, particolarmente al Piemonte con oltre 800 missionari. I sei paesi poi dell’Europa meridionale (Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Jugoslavia, Malta) hanno inviato complessivamente 4000 missionari, vale a dire oltre tre quarti di tutti i missionari europei (5200). Quanto ai paesi extraeuropei, circa 450 missionari sono nati in America, oltre 100 missionari in Asia e una ventina in Africa. Di tutti i missionari poi oltre tre quarti erano sacerdoti, un 20% Salesiani coadiutori ed un 5% chierici. Non mancavano 59 vescovi e monsignori.
Nei due decenni di fine secolo scorso il flusso missionario è continuato e, a seguito del Progetto Africa, ha raggiunto 25 nuovi paesi del Continente nero. In questo scorcio di secolo xxi sono continuate le spedizioni missionarie, ma con la maggior parte di missionari nativi delle antiche “terre di missione”. I salesiani oggi sono presenti in 137 paesi a maggioranza cattolica o cristiana, musulmana o induista, buddista o shintoista, atea o animista.
L’esito delle missioni
Che cosa hanno fatto i missionari e le missionarie salesiane partite per le missioni in questi ultimi 150 anni? I frutti spirituali li conosce solo il Signore. Noi storicamente possiamo solo registrare che nell’ambito dell’ecclesiologia missionaria della Chiesa cattolica del tempo (e in risposta ai bisogni dei singoli luoghi e contesti,) hanno cercato, come don Bosco, di fare degli “onesti cittadini e dei buoni cristiani” dei milioni di giovani, per lo più poveri che hanno avvicinato in terra straniera (da San Francisco ad Ushuaia, da Pechino a Manila, da Il Cairo a Cape Town, da Melbourne alle isole Salomone). Lo hanno fatto attraverso la fondazione e la gestione educativa di centinaia e centinaia di oratori, collegi, ospizi, scuole, chiese, cappelle, stampe, catechismi, anche qualche ospedale.
Li animava il mandato missionario, indicato da Gesù nel Vangelo con l’esplicita raccomandazione: «Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo a ogni creatura» (Marco 16,15); li entusiasmava la passione donboschiana per le anime: Cercate anime, ma non danari né onori, né dignità”. Alla stregua del fondatore si sono sobbarcati immensi sacrifici non solo per insegnare a giovani ed adulti la strada del cielo, ma anche per dare loro cibo e vestiti, educazione e cultura, lavoro e allegria, speranze e futuro. Li sosteneva una schiera impressionante di generosi benefattori, che con il loro obolo, grande o piccolo che fosse, si sentivano parte integrante delle missioni salesiane, dalla plantatio ecclesiae alle periferie geografiche ed esistenziali del mondo, per dirla con papa Francesco (ossia il frutto più significativo della pastorale salesiana in Buenos Aires). Li invitavano a venire in loro aiuto le autorità ecclesiastiche e civili dei vari paesi, che nelle opere salesiane vedevano una soluzione dei loro problemi di mancanza di clero, di collegi di educazione cristiana, di scuole di preparazione al lavoro per giovani delle classi sociali inferiori, di oratori per giovani a rischio lungo le strade e nelle piazze, di catechesi e amministrazione di sacramenti per chi ancora non era a conoscenza della buona novella o rischiava di dimenticarla.
Quelle stesse autorità civili ed ecclesiastiche che hanno poi riconosciuto l’immenso apporto spirituale, educativo e sociale dato dai missionari salesiani. Prova ne siano le trionfali accoglienze date all’urna di don Bosco nel bicentenario della sua nascita (2015) in tutti i paesi e le città dei cinque continenti in cui è transitata. Prova ne sia il fatto che a poco più di 40 anni dal Progetto Africa, i Salesiani sono presenti in 42 paesi africani, Madagascar compreso, con oltre 250 opere gestite da 2000 confratelli laici e sacerdoti, fra cui alcuni vescovi, ormai nella quasi totalità africani, pronti ad inviare missionari nella vecchia Europa sempre più lontana da Cristo e dal suo Vangelo.



















