BS Febbraio
2024

LE CASE DI DON BOSCO

SALVATORE BORRELLO

125 anni di presenza salesiana a
BOVA MARINA

Una casa fondata dai santi.

La fondazione delle prime opere Salesiane in Calabria è dovuta al cuore e alla volontà di don Michele Rua che oggi la Chiesa venera come Beato.

In Calabria don Rua fondò le case di Catanzaro (1894); Bova Marina (1898); Monteleone Calabro oggi Vibo Valentia (1904); Borgia (1905) e Soverato (1908).

Mentre le opere di Catanzaro e Borgia ebbero vita breve, le altre tre svolgono ancora le loro attività e tutte hanno già festeggiato i cento anni di presenza sul territorio.

Don Rua visitò la Calabria due volte: nel 1900 e nel 1906 ed in questo viaggio disse all’Ispettore Salesiano don Francesco Piccolo che lo accompagnava: “Don Francesco apri più che puoi case in Calabria: ce n’è gran bisogno”.

A don Rua bastò poco per capire che la Calabria era una terra di missione sia per la posizione geografica, in quanto collocata all’estremo sud dell’Italia e quindi lontana dai grandi centri, e sia per le condizioni socio-economiche.

L’occasione di aprire una casa a Bova Marina si concretizza quando monsignor Raffaele Rossi, vescovo della diocesi di Bova, dal 1895 al 1899 chiese ai Salesiani di occuparsi del Seminario che sorgeva nella Marina di Bova. Il vescovo, ottenuto il consenso del capitolo il 24 luglio del 1987, stipulò una convenzione: firmatari il vescovo monsignor Rossi per la diocesi di Bova e don Michele Rua per la Congregazione Salesiana.

Bova Marina è un comune relativamente giovane e la sua fondazione è avvenuta per iniziativa del vescovo monsignor Dalmazio D’Andrea, considerato il vero padre fondatore. La storia civile si intreccia con quella religiosa e si registrano avvenimenti che vedono contrapposti i Vescovi e molti amministratori comunali e cittadini di Bova di orientamento liberale.

Inviare i Salesiani in Calabria significava per don Rua compiere un gesto profetico per l’elevazione religiosa e culturale di un popolo povero ma generoso.

Così il 20 ottobre del 1898 partirono da Catania alla volta di Bova Marina don Giovanni Motta, (don Motta ricevette la veste talare proprio da don Bosco il 4 novembre del 1886) che sarà il direttore, e tre chierici: Pappalardo Giuseppe, Mauro Placido e Morello Corrado. A Messina incontrano monsignor Cagliero ed insieme attraversano lo stretto. Questo incontro ha sapore profetico perché Cagliero era un Salesiano della prima ora e don Bosco lo incaricò di guidare la prima spedizione missionaria in America Latina e i nostri quattro salesiani erano anche loro destinati ad una terra di missione.

Da questo momento in poi il cuore e la mente di Bova Marina saranno salesiani.

Una diocesi piccola e povera

Il Seminario che venne intitolato a Maria Immacolata, si trovava nella diocesi di Bova, una Diocesi piccola e povera, composta da sole quindici parrocchie di cui solo quattro ubicate sulla costa e le altre nell’entroterra. Il retaggio greco-bizantino di questa zona ne fa un territorio fortemente legato alle tradizioni della Chiesa Greca Ortodossa. In questa parte della Calabria meridionale hanno avuto un ruolo determinante dal punto di vista religioso, culturale, socio-economico i monaci Basiliani. Il protettore della diocesi di Bova è san Leo, monaco Basiliano.

Inoltre bisogna aggiungere che la Diocesi risentiva del clima risorgimentale ed erano presenti tensioni tra le fazioni liberali e i Vescovi con il loro clero, con episodi di intolleranza molto gravi tanto che il vescovo monsignor Rossi, solo un anno dopo l’arrivo dei Salesiani, chiese al papa Leone XIII di essere trasferito nella Diocesi di Matera (il 14 dicembre del 1899).

I Salesiani rimasero con coraggio, determinazione e forti dell’esempio di don Bosco che, di fronte alle minacce del padre di Cavour che gli chiedeva quale fosse la sua politica, rispose: “La mia politica è quella del Padre Nostro”.

Con l’insediamento dei Salesiani al Seminario tutti si adoperarono con pazienza e diplomazia a creare un clima di serenità, ma con scarsi risultati.

Però la situazione migliorò quando nel 1933 fu nominato vescovo di Bova monsignor Giuseppe Cognata, direttore del Collegio del Sacro Cuore di Roma. Nel suo ingresso in Diocesi dice: “Vengo in una terra dove da 35 anni operarono i miei confratelli salesiani”. Crea subito un clima di distensione e inizia la sua visita pastorale durante la quale può constatare le infelici condizioni socio-economiche della Diocesi. Per avere un valido aiuto pastorale, fonda la Congregazione delle Salesiane Oblate del Sacro Cuore che proprio nel 2023 hanno festeggiato i 90 anni della loro fondazione.

Purtroppo false accuse sul suo operato portarono alla sua destituzione nel 1940, proprio quando la sua opera stava dando profittevoli risultati. Venne però riabilitato da papa Giovanni XXIII e, durante il pontificato di papa Paolo VI, partecipa al Concilio Vaticano II. Nel 2020 papa Francesco ha dato il suo consenso per l’apertura della causa di Beatificazione.

Oggi monsignor Cognata, vescovo Salesiano e fondatore delle Salesiane Oblate, è servo di Dio.

I Salesiani, dopo pochi anni dal loro arrivo a Bova Marina, fedeli allo spirito di don Bosco, fondatore degli oratori, avevano preso contatti con gli abitanti del paese della Marina di Bova ed eressero una cappella in legno, spianarono un terreno per creare un campo da gioco, aggiunsero due sale in muratura e il 29 gennaio 1911 inaugurarono l’Oratorio di Bova Marina dedicato a sant’Emilio. Quest’opera fu importante per la formazione di intere generazioni e rimase in attività per 36 anni fino alla grande guerra.

Nel 1947, anche l’oratorio di Sant’Emilio cessò di esistere e don Alessi vendette i locali, utilizzando il ricavato per la costruzione del nuovo Istituto Salesiano e del nuovo oratorio.

Prima con il terremoto del 1908 e poi con la seconda guerra mondiale, il seminario subì ingenti danni; allora don Luigi Alessi, che nel 1946 era stato trasferito a Bova Marina, prese la decisione di chiudere il seminario (con il consenso dei Superiori) e di costruire un nuovo istituto nel centro del paese di Bova Marina. Il terreno fu donato dal dottor Francesco Pugliatti mentre un Comitato Femminile raccolse la somma di lire 400. Il 12 aprile del 1949 si avviarono i lavori con la posa della prima pietra fatta da monsignor Antonio Lanza e già nell’autunno del 1950 la prima parte dei lavori venne completata, cosicché il 3 novembre dello stesso anno si poté inaugurare il nuovo anno scolastico nell’istituto che funzionava come scuola media parificata. La scuola media fu provvidenziale per tanti ragazzi di Bova Marina e dei paesi vicini dal momento che la scuola pubblica aveva solo le scuole elementari. I Salesiani si impegnarono a formare tanti giovani, molti dei quali divennero professionisti affermati.

L’Ispettore don Antonio Toigo in occasione dell’apertura dell’anno scolastico disse: “Lo sviluppo dell’opera è tutto merito della cittadinanza, la quale si è stretta intorno ai Salesiani i quali, con l’aiuto di Dio, hanno potuto realizzare quello che sembrava impossibile”.

L’8 dicembre del 1953, monsignor Ferro, arcivescovo di Reggio Calabria, inaugurava i locali del nuovo oratorio, sorto a fianco dell’istituto dei Salesiani che prendeva il nome “San Domenico Savio”.

Il 13 maggio 1954 don Renato Ziggiotti, quinto successore di don Bosco, visitò Bova Marina per complimentarsi per il lavoro svolto.

Inoltre tanti giovani hanno avuto la possibilità di formarsi, oltre che spiritualmente e culturalmente, anche artisticamente grazie alle tante iniziative avviate dai Salesiani (quali ad esempio la Musica e il Teatro). Oltre a quelle di don Rua, che visitò il Seminario per l’ultima volta nel 1906, ci furono le visite di: monsignor Giovanni Cagliero, che fu il primo cardinale salesiano (4 novembre 1904); don Paolo Albera, secondo successore di don Bosco (dal 24 al 27 marzo 1914); monsignor Angelo Roncalli, futuro papa Giovanni XXIII, nella sua qualità di presidente dell’opera Propaganda Fide (9 e 10 novembre 1922); il beato Ildelfonso Schuster, abate benedettino e, successivamente, vescovo di Milano (9 e 10 aprile 1924).

Grazie alla Madonna del Mare

Don Ruggero Coin è il fondatore dei Giovani Cooperatori Salesiani della Calabria con i quali avviò l’iniziativa, nel 1978, di una radio libera chiamata “Radio Antenna Don Bosco” e di un giornalino stampato con il ciclostile dal titolo “Noi e Voi”.

Il 24 e 25 ottobre del 1998, Bova Marina ha ricordato i cento anni della presenza salesiana, con molte manifestazioni, con il ritorno di molti sacerdoti che avevano operato in questa parrocchia-oratorio e con la presenza dell’ottavo successore di don Bosco, don Juan Vecchi. Per l’occasione è stata scoperta una lapide marmorea sulla facciata della chiesa di don Bosco.

Come dicevo, la storia sia sociale e soprattutto quella religiosa e liturgica di Bova Marina è scandita dalle ricorrenze salesiane: Laura Vicuña; san Francesco di Sales; san Giovanni Bosco; san Domenico Savio; santa Maria Domenica Mazzarello, co-fondatrice delle Figlie di Maria Ausiliatrice (fma), il beato Michele Rua e Maria Ausiliatrice.

La ricorrenza che vede la maggior partecipazione di fedeli è la prima domenica di Agosto quando ricorrono i festeggiamenti, sia civili sia religiosi, per la Madonna del Mare, protettrice di Bova Marina.

In questi 125 anni di presenza salesiana a Bova Marina molti sono stati i sacerdoti che hanno profuso il loro impegno, facendo conoscere il carisma di don Bosco e impegnandosi per formare “buoni cristiani e onesti cittadini” con l’attività soprattutto dell’oratorio con i suoi eventi tradizionali e non, a cui vanno aggiunti il lavoro intenso della pgs “Don Bosco” che educa attraverso lo sport sano e vivace e le attività culturali promosse dal cgs Sales insieme a “Bibliopedia” e “Nati per leggere”.

Di grande rilievo è l’operato del Cine-teatro “Don Bosco”, l’unico della fascia Jonica (i più vicini sono a Reggio Calabria e Locri).

La comunità bovese è molto riconoscente all’opera dei Salesiani, consapevole del suo ruolo determinante in un’area dove è stata e continua ad essere un vero punto di riferimento per le giovani generazioni, e spera, con l’aiuto di don Bosco e Maria Ausiliatrice, che questa presenza possa protrarsi a lungo nel tempo.

IL TRENO PER CROTONE

Monsignor Bregantini racconta spesso il suo primo incontro con una famiglia del Sud: «Dal Trentino scesi in treno a Sapri, viaggiando con una famigliola che tornava in Calabria. Eravamo due seminaristi, come al solito abbastanza sprovveduti: il viaggio era lungo, ma non avevamo portato praticamente nulla con noi; a un certo punto ci venne una gran fame. La famiglia che viaggiava con noi, più saggiamente, aveva portato pane casereccio, salamino e olivette.

La mamma si accorse che eravamo affamati e ci preparò un panino. Quando ce l’offrì, prima a noi che ai suoi figli, ulteriore delicatezza, ci invitò con la parola più bella che ho mai sentito dire al Sud: «Favorite», cioè «Prendete».

Io non avevo mai sentito quell‘espressione, e la trovai bellissima. Anni dopo, quando ero vescovo a Locri, ci occupammo della ristrutturazione di una chiesa di campagna. Gli architetti con molto gusto avevano realizzato un tabernacolo simile a un forno per il pane: bianco, tondo, con una porta piccolissima. In effetti, entrando, dava proprio l‘impressione di un forno per il pane. Mi chiesero che cosa dovevano scriverci sopra.

«Pane di vita» dissi io. «Non va bene» mi risposero. «Queste sono espressioni da cattedrale».

Allora ho chiesto a loro cosa avrebbero voluto scrivere.

«Favorite» mi suggerirono.

Mi spiegarono che se Gesù, nell’ultima Cena, si fosse rivolto a dei Calabresi, invece che «prendete e mangiate», avrebbe detto «favorite», e così scrivemmo sul tabernacolo.

Quel «favorite» è per me l’essenza dell’accoglienza e dell’affetto del Sud. La gentilezza di quella signora e il clima familiare che si era immediatamente creato, avevano dato un sapore nuovo anche al pane».

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